Comunicato stampa: 24 aprile: discorso del sindaco Sergio Giordani in occasione della commemorazione del 108° anniversario del Genocidio Armeno
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<img src="/sites/default/files/images/armeni.jpg" class="figure-img img-fluid">
</figure><br><p>Signore, signori, gentili ospiti</p><p>Ritrovarci qui oggi per commemorare il genocidio del popolo armeno, ha in questo momento storico un significato non solo di ricordo di un crimine terribile accaduto in Anatolia all’inizio del secolo scorso ma anche di riflessione su come il mondo, un secolo dopo, sia alle prese con simili violenze e massacri che speravamo di aver lasciato alle nostre spalle con la fine del ‘900.</p><p>Il popolo armeno, allora, fu sterminato e costretto a una diaspora in giro per il mondo dal governo ottomano, in un quadro di forte instabilità politica, nel quale prevalevano in modo esasperato istanze nazionaliste che miravano alla creazione di una stato turco etnicamente omogeneo. </p><p>E’ stato un crimine contro l’umanità, che lo stesso Papa Giovanni Paolo Secondo ha definito come primo genocidio del ventesimo secolo e che ancora oggi il Governo turco, nega contro ogni evidenza.</p><p>Interessi legati agli equilibri internazionali, anche dopo la fine del secondo conflitto mondiale hanno sempre tenuto sullo sfondo della storia questo dramma, che solo nel 1973 la commissione ONU per i diritti umani ha riconosciuto ufficialmente come sterminio della popolazione armena. </p><p>Eppure furono uccisi circa un milione e mezzo di persone, e chi riuscì a salvarsi anche dalle atrocità, dalla fame e dalle malattie dei campi di concentramento, fu costretto a emigrare e ricostruire una vita in altre nazioni del mondo.</p><p>La maggior parte di loro non ha più potuto rimettere piede nei luoghi in cui è nata. </p><p>Nazionalismo esasperato, discriminazioni su base etnica, portarono al genocidio del popolo armeno, sacrificato a cinici interessi locali e internazionali. </p><p>Un anno fa, davanti a questa lapide, sottolineavo il nostro sconcerto per l’invasione russa dell’Ucraina, e per un conflitto che, guardandolo bene in filigrana, alla fine ha le sue radici nelle stesse parole e concetti che hanno avvelenato tutto il 900 : sovranismo, rivendicazioni territoriali, divisione dei popoli su base etnica. </p><p>A un anno di distanza, quella guerra insensata alle porte dell’Europa è ancora in pieno svolgimento e quasi 180 mila profughi ucraini sono ospitati nel nostro Paese.</p><p>Non dobbiamo farci prendere dallo sconforto. Sembra che la lezione del ‘900 sia stata inutile che, che la guerra, prima o poi sia una realtà ineluttabile. </p><p>Non è così, non deve essere così. Vale per il genocidio degli armeni, come per il massacro degli ebrei e di tante altre popolazioni nel mondo in quest’ultimo secolo. </p><p>La conoscenza e la memoria sono fondamentali, non solo come omaggio, doveroso, che sorge dal profondo del cuore, per i milioni di persone che hanno perso la vita e per i milioni che hanno dovuto disperdersi nel mondo, ma anche perché è dalla conoscenza dei fatti, della storia, del dolore e dei drammi, che capiamo l’insensatezza della guerra e della violenza come strada per risolvere qualsiasi controversia tra stati e popoli. </p><p>I nostri padri costituenti, avevano vive nei loro occhi le immagini della guerra appena finita, nelle loro orecchie risuonavano ancora le richieste di aiuto dei civili che avevano perso tutto o erano rimasti feriti.</p><p>Misero da parte ideologie e schieramenti e scrissero quello che ancora oggi è il testo fondante della nostra Repubblica, quello che garantisce la nostra libertà e incardina la nostra democrazia.</p><p>Pochi anni dopo, grazie alla passione visionaria di alcuni uomini come gli italiani Altiero Spinelli e Alcide de Gasperi, il francese Robefrt Schuman e il tedesco Konrad Adenauer prese forma l’Europa Unita: volevano superare il concetto di nazione e di confine che divide i popoli e sostituire alla contrapposizione tra stati il dialogo e la collaborazione. </p><p>Questo obiettivo che ci ha assicurato 70 anni di pace in Europa, rischia di infrangersi oggi di fronte alla rinascita dei sovranismi, alla esaltazione dell’identità nazionale esasperata che nell’ altro vede sempre nel migliore dei casi un estraneo da respingere se non un pericolo. </p><p>Mi preoccupa il fatto che ai tanti giovani, curiosi di conoscere la storia e che anche grazie alle iniziative del nostro comune e delle nostre scuole intraprendono formativi viaggi della memoria, tanti altri giovani, troppi, secondo me, hanno un interesse per questi avvenimenti pari a quello per le guerre puniche. Nulla di più che un paio di righe sul loro libro di storia.</p><p>Il rischio è che progressivamente nella nostra società, svanisca la consapevolezza dell’enormità e della gravità di questi avvenimenti storici, e con essa gli anticorpi che permettono di evitarne la ripetizione e di capire quando il vento soffia in quella direzione.</p><p>E’ per questo che giornate come oggi, non sono retoriche celebrazioni, non sono riti oramai privi di significato, ma momenti di riflessione e condivisione che dobbiamo custodire con cura. </p><p>Grazie a tutti voi per aver voluto essere qui, davanti a questo monumento, oggi. </p>
Comunicato stampa: "Maschi e Maschere. Ritratti a New York". Fotografie di Francesca Magnani in mostra alla Galleria Samonà
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<img src="/sites/default/files/images/magnani.jpg" class="figure-img img-fluid">
</figure><br><p>Maschi e Maschere. Ritratti a New York, una mostra di 21 ritratti della fotografa Francesca Magnani, è alla Galleria Samonà della Banca d’Italia dall'11 aprile al 7 maggio 2023.<br>
<a href="http://www.francescamagnani.com/maschi" target="_blank">Approfondimento</a> </p><p>“<em>L’accostamento delle due parole, maschi e maschere, invita a riflettere -</em> Maurizio Fiorino scrive nel testo introduttivo - <em>questi maschi sono amici, ma anche passanti, o personaggi, celebri e meno, immortalati a trecentosessanta gradi: di spalle, frontalmente, di lato, a viso nudo o in occhiali da sole. E, ancora, mentre sorridono, mentre pontificano, mentre fotografano, mentre osservano l’obiettivo con aria di sfida o, al contrario, guardano altrove, assorbiti nei loro pensieri. Sullo sfondo la metropoli. Sono strade, queste nelle foto, di una città mitizzata all’inverosimile nell’immaginario di tutti noi e a tal proposito è curioso sottolineare che Magnani continua a fotografare, perciò a vedere, le cose in una prospettiva orizzontale, al contrario di quel che verrebbe da pensare di New York, una della città più verticali del mondo occidentale</em>”.</p><p>Da oltre 25 anni Magnani cammina per la città e impara progressivamente a vedere come le persone indossano sentimenti ed espressioni, e al contempo esplora e decifra i suoi pensieri e le sue emozioni. Durante la pandemia Magnani è uscita ogni giorno nei parchi, in metropolitana, al mercato, durante le manifestazioni Black Lives Matter, al ristorante, sui ponti. Venendo da una formazione umanistica e una curiosità antropologica, le questioni di autorappresentazione e d’identità hanno sempre informato la sua ricerca, come pure il modo in cui la gente affronta le sfide quotidiane. Quando è possibile la fotografa scambia due parole con le persone che fotografa: “<em>Siccome spesso i ritratti non sono programmati, ogni foto mi ricorda un itinerario che ho percorso e va a segnare un istante nella mia storia in cui una scintilla di connessione mi ha fatto sentire riconosciuta e umana. Per questa mostra ho fatto quello che faccio ogni giorno: camminare per strada, però a volte l’ho fatto in compagnia. C’è stato un accordo, un patto, prima di scattare le foto. È un’altra dimensione della street photography</em>”.</p><p>Alcune di queste immagini sono state acquisite dal Museo Smithsonian di Washington come parte dell’archivio storico permanente, e fanno parte del primo set di <a href="https://americanhistory.si.edu/press/releases/fact-sheet-covid-19-digit…; rel="noopener noreferrer" target="_blank">documenti digitali sulla pandemia</a>. La curatrice Shannon Thomas Perich della Photographic History Collection, nell’acquisire le immagini ha affermato: “<em>Il tuo occhio per persone interessanti e colori a New York è meraviglioso. Hai capito e saputo vedere come gli individui hanno risposto e hanno reso l'uso della maschera qualcosa da incorporare nella loro personalità ed espressione individuale. Il tuo lavoro, che ci ricorda come la gente si è adattata a questo nuovo modo di muoversi nel mondo, è storicamente importante</em>".</p><p>La conformazione logistica della Galleria Samonà fa sí che le immagini, tutte scattate in strada siano a diretto contatto con il movimento e la vita di via Roma, e l’effetto del portico antistante riflesso sulle grandi vetrate è di sovrapposizione dei due luoghi, come per effetto di una doppia esposizione del negativo. Sovrapposizione che a sua volta è metafora della vita della fotografa, che si dipana tra le due città. Due foto a tema Covid-19 fanno parte di <a href="https://www.mcny.org/nyresponds/uprising" rel="noopener noreferrer" target="_blank">New York Responds: The First Six Months</a> al Museo della città di New York, e una di queste foto ha fatto parte della grande mostra collettiva <a href="https://icpconcerned.icp.org/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">#ICPconcerned</a>.</p><p><strong>L’artista </strong><br>
La padovana Francesca Magnani fotografa, scrive, traduce da New York dal 1997 quando arrivò alla City University con una borsa di studio Fulbright, dopo essersi laureata in Lettere Moderne a Bologna con una tesi in Letteratura Latina su Marziale e l’epigramma. Da allora racconta con immagini e parole le storie che la colpiscono, al contempo documentando la sua stessa vita. </p>
Comunicato stampa: cantiere sul Ponte Darwin e prosecuzione su tangenziale: lavori anche nei giorni festivi per ridurre i disagi agli automobilisti
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<img src="/sites/default/files/images/darwin.jpg" class="figure-img img-fluid">
</figure><br><p>L'esecuzione dei lavori sulle corsie centrali del Ponte Darwin sta subendo un lieve ritardo a causa del maltempo; tuttavia, al fine di ridurre il disagio per l'utenza, e compatibilmente con la tipologia di giunti da installare, Amministrazione e ditta appaltatrice hanno concordato <strong>di proseguire i lavori anche nei prossimi giorni festivi</strong>, per cui si prevede di operare come segue: </p><ul>
<li>dalla mattina di sabato 22 aprile verranno riaperte la seconda e la terza corsia del Ponte Darwin in direzione sud, e verrà chiusa la prima corsia nello stesso tratto, mantenendo gli svincoli aperti.</li>
<li>Sabato 22, domenica 23 e lunedì 24 verranno eseguiti i lavori sulla prima corsia.</li>
<li>Martedì 25 e mercoledì 26 - verranno eseguiti lavori sul ponte su viale dell'industria, in direzione sud, con riduzione a una corsia, solamente in orario notturno dalle ore 21:00 alle 6:00, con riapertura di entrambe le corsie in orario diurno. </li>
<li>I lavori riprenderanno da martedì 2 maggio con le stesse modalità, ovvero in orario notturno, con riduzione a una corsia e riapertura completa in orario diurno, in direzione sud, sui ponti su via Navigazione Interna, Viale Spagna, Ferrovia e Via Inghilterra. </li>
<li>Successivamente verranno eseguiti in direzione nord, sempre con queste modalità e su parte degli stessi ponti.</li>
</ul>
Comunicato stampa: cavalcavia Borgomagno. La corsia est dal centro verso l’Arcella rimarrà chiusa al traffico privato anche dopo la fine dei lavori. Il traffico si è distribuito sui due itinerari alternativi senza problemi
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>La circolazione dei veicoli privati in direzione nord, cioè verso l’Arcella, sul cavalcavia Borgomagno rimarrà vietata anche in futuro. <br>
Potranno transitare solo i bus e il tram, e una volta completati i lavori attualmente in corso ciclisti e pedoni sulla passerella est. <br>
La Giunta ha deciso in questo senso dopo aver monitorato per alcuni mesi il traffico del comparto Stazione - Prima Arcella, che ha evidenziato come il traffico si sia distribuito senza particolari problemi sui due cavalcavia alternativi, quello in zona Fiera e il Sarpi-Dalmazia, che anzi risultano ancora leggermente sottoutilizzati rispetto alla loro capacità teorica. A queste considerazioni si aggiunge anche un criterio di cautela volto a limitare i carichi, statici e dinamici sull’impalcato est del cavalcavia Borgomagno, quello più vecchio. Il cavalcavia infatti è composto da due strutture affiancate, quella originaria ad est realizzata oltre un secolo fa e quella ovest del dopoguerra. <br>
Complessivamente la struttura è sicura, ma è prudente non esasperarne l’uso, in vista anche del completo rifacimento dell’infrastruttura in vista dell’arrivo dell’alta velocità a Padova.</p><p>L’assessore alla mobilità Andrea Ragona sottolinea: “<em>Dopo un comprensibile momento di adattamento alla nuova viabilità abbiamo visto che gli automobilisti utilizzano molto bene i due cavalcaferrovia alternativi al Borgomagno. Ed è bene che questi nuovi itinerari diventino un’abitudine per tutti in vista dell’abbattimento e della successiva ricostruzione del Borgomagno con l’arrivo dell’alta velocità a Padova. Inoltre abbiamo verificato che la chiusura al traffico privato della corsia est verso l’Arcella, migliora sensibilmente il servizio di trasporto pubblico con tram e bus e i tempi di intervento delle ambulanze. I lavori alla passerella intanto proseguono in modo che bici e pedoni possano nuovamente utilizzarla senza problemi</em>”.</p>
Comunicato stampa: presentato il nuovo allestimento espositivo del famoso Crocifisso di Giotto al Museo Eremitani
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<img src="/sites/default/files/images/giotto%201.jpg" class="figure-img img-fluid">
</figure><br><p>E' stato presentato in anteprima venerdì 21 aprile (l’inaugurazione ufficiale seguirà nelle prossime settimane) al Museo Eremitani il nuovo allestimento espositivo del celeberrimo Crocifisso di Giotto, che sarà così visitabile anche dai numerosissimi turisti italiani e stranieri che arriveranno in città con i ponti del 25 aprile e del 1 maggio.<br>
All'interno della sezione trecentesca del Museo d'Arte, il nuovo allestimento della sala Giotto intende valorizzare la Croce e la tavola con il Dio Padre, entrambe provenienti dalla Cappella degli Scrovegni, riservando loro un adeguato spazio espositivo.<br>
Il progetto di allestimento è stato affidato allo Studiomas architetti di Padova, con il mandato di sviluppare un ambiente che mettesse in risalto il valore delle opere quali preziose testimonianze storico-artistiche e al contempo rispondesse alle esigenze di accessibilità del pubblico. A differenza del precedente allestimento, è ora possibile ammirare i capolavori di Giotto in una sala a loro dedicata dall'atmosfera molto suggestiva, dato che gli affreschi staccati dei pittori Riminesi, che diedero un importante contributo alla diffusione delle novità giottesche, sono stati trasferiti nella sala adiacente. Qui si può godere delle pitture a distanza ravvicinata per meglio coglierne il valore artistico.<br>
L'allestimento è stato realizzato con il contributo di Aps Holding e della Camera di Commercio di Padova.</p><p>Il sindaco Sergio Giordani che ha voluto passare per ammirare il nuovo allestimento commenta: “<em>Devo fare i miei complimenti all’assessore Colasio e a tutto il suo staff, che hanno valorizzato in maniera davvero importante quest’opera eccezionale, davanti alla quale ci si emoziona davvero. Padova merita di mettere in luce questi capolavori</em>”.</p><p>L’assessore alla cultura Andrea Colasio sottolinea: “<em>Questo è il Giotto più maturo, il Giotto compiuto del processo di umanizzazione del sacro, basta guardare il volto, la drammaticità che esprime, la cassa toracica la tensione dei tendini, i nodi sulle mani, il Cristo in questo dipinto è un uomo, un corpo, un corpo che sta cadendo. Questi dipinto nel quale il processo di umanizzazione è compiuto è uno dei grandi capolavori giotteschi che si esprime al massimo proprio nella Cappella degli Scrovegni, e questa croce è contemporanea alla Cappella. Creare questo spazio è un modo di conoscere l’importanza strategica di questa croce che si inserisce a pieno titolo nell’itinerario della Urba Picta, patrimonio Unesco del mondo. Le opere d’arte devono essere vissute, oggi entrando in questo spazio, realizzato grazie anche all’aiuto del presidente della Camera di Commercio Antonio Santocono che ha capito il progetto e ci ha creduto, offriamo allo sguardo quest’opera come mai prima era stato possibile, confermando Padova come una delle mete imperdibili della grande arte di ogni tempo</em>”.</p><p>Riccardo Bentisk ad di Aps Holding che ha contribuito al progetto è soddisfatto: “<em>Quando mi è stato chiesto di partecipare a questo progetto, aderire è stato non solo un orgoglio per la nostra azienda, ma anche una gioia personale perché mi ha riportato ai miei studi umanistici e di storia dell’arte. E' importante sottolineare come questa operazione confermi la consonanza di intenti tra quest’azienda e l’Amministrazione della città. Inoltre c’è la soddisfazione di aver contribuito a restituire alla città la fruizione di un’opera d’arte eccezionale</em>”.</p><p>SUL CROCIFISSO DI GIOTTO <br>
Il Dio Padre in trono (esposto nella stessa sala della Croce) e la Croce provengono dalla Cappella degli Scrovegni e costituiscono le uniche opere su tavola superstiti dell'attività padovana di Giotto, che giunse in città dopo l'esperienza di Assisi. Entrambe sono esposte in museo per ragioni conservative.<br>
Dipinta su entrambi i lati, la Croce presenta, oltre al Cristo crocifisso, il Cristo benedicente in alto, Maria e San Giovanni ai lati e il Golgota in basso; sul retro, molto rovinato, al centro si trovano il tondo con l'Agnello mistico e i simboli degli Evangelisti ai quattro bracci.<br>
La figura di Cristo è appesa a una croce dipinta, che a sua volta si staglia su una preziosa stoffa, ed è caratterizzata da un corpo sottile e affusolato con un perizoma finissimo,<br>
trasparente e percorso da ricami d'oro.<br>
La critica ha avanzato varie ipotesi sulla collocazione originaria della Croce; sappiamo che nel 1864 si trovava appesa nella parte alta della parete absidale della cappella, sopra la tomba di Enrico Scrovegni. Ma è presumibile pensare che il grave deterioramento del retro sia stato causato dal contatto diretto con un muro particolarmente umido. In origine doveva trovarsi in un punto che ne consentisse la visione da entrambi i lati e, data la conformazione rettilinea della base, doveva essere esposta in verticale e non inclinata.<br>
Grazie a dati recenti si può avvalorare l'ipotesi che la Croce fosse posizionata su una trave lignea posta in mezzo all'arco dell'abside, all'altezza della fascia con motivi decorativi che corre al di sotto dei coretti dipinti.<br>
Coerentemente anche alla disposizione degli episodi affrescati, essa quindi era parte dell'intero ciclo narrativo, trovandosi presumibilmente collocata all'altezza del più basso dei tre registri, quello che narra le vicende legate alla passione, morte e resurrezione di Cristo. </p>
Comunicato stampa: cerimonia del 25 aprile, 78° anniversario della Liberazione
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>Martedì 25 aprile alle ore 10:30 in via VIII Febbraio, di fronte al Municipio, si terrà la cerimonia per il 78° anniversario della Liberazione, organizzata dal Comune di Padova in collaborazione con il Comando Forze operative Nord, la Prefettura di Padova, la Provincia di Padova e l'Università degli Studi di Padova.</p><p>Dopo l’alzabandiera, l’onore ai Caduti e la deposizione delle corone di alloro, interverranno il sindaco Sergio Giordani e la presidente Anpi di Padova, Floriana Rizzetto.</p><p>La cerimonia sarà accompagnata dalle musiche della Fanfara dei Bersaglieri in congedo, sezione “Achille Formis” di Padova.</p><p><strong>Questi gli eventi collegati:</strong></p><p><strong>Lunedì 24 aprile </strong>alle ore 20:45 al Teatro comunale “Verdi” andrà in scena il reading teatrale “La Resistenza delle donne” con Anna Bonaiuto e Benedetta Tobagi. Regia di Lorenzo Pavolini. Testo di Benedetta Tobagi. Musiche di Giulia Bertasi. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti con prenotazione sul sito del Teatro Stabile del Veneto.<br>
<br>
<strong>Martedì 25 aprile</strong> alle ore 14:30, con partenza di fronte al Bo’, si terrà una biciclettata "I luoghi della memoria" organizzata da Fiab Padova, mentre, con partenza alle ore 9:00 dal piazzale della Chiesa di Chiesanuova, una commemorazione nei luoghi significativi della Resistenza di quartieri Brusegana, Cave, Chiesanuova organizzata dalla Consulta di quartiere 6A.<br>
<br>
<strong>Mercoledì 3 maggio </strong>alle ore 11:00 all’Auditorium Centro Culturale Altinate San Gaetano, Progetto Giovani ospiterà Giulia Albanese dell’Università degli Studi di Padova per la lezione “Dopo l’8 settembre - Scegliere la Resistenza nell’Italia di Salò“, rivolta agli studenti delle scuole superiori.</p>
Comunicato stampa: cerimonia per il 108° anniversario del Genocidio armeno
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>In occasione del 108° anniversario del Genocidio armeno, <strong>lunedì 24 aprile, alle ore 10:00, nel cortile di Palazzo Moroni</strong>, si terrà la cerimonia commemorativa organizzata dal Comune di Padova, in collaborazione con l’associazione Italiarmenia.</p><p>Dopo la deposizione di una corona di alloro presso il bassorilievo in bronzo, a ricordo dei martiri del Genocidio armeno, interverranno il sindaco Sergio Giordani, il rappresentante della Comunità Armena e dell’associazione Italiarmenia Aram Giacomelli e padre Hamazasp Kechichian della Congregazione Mechitarista dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni di Venezia.</p><p><strong>Alle ore 11:30</strong>, inoltre, nella Chiesa di S. Andrea verrà celebrata una Liturgia in rito armeno, in memoria dei martiri del Genocidio degli Armeni, officiata dai Padri della Congregazione Mechitarista dell’isola di San Lazzaro degli Armeni di Venezia.</p>
"Cosa mettere in agenda" - maggio 2023
<?xml encoding="utf-8" ?><br><div style="position: relative; width: 100%; height: 0; padding-top: 277.7500%;
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Comunicato stampa: lavori al cavalcavia Darwin possibili code fino a venerdì sera
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>Per lavori di sostituzione dei giunti sul ponte Darwin, nei pressi di Padova Est, che per ragioni di sicurezza non possono essere svolti di notte, anche venerdì 21 aprile saranno possibili code all’altezza dello svincolo 19 con Corso Irlanda.<br>
I lavori dovrebbero concludersi entro la serata di venerdì stesso.</p>
Comunicato stampa: presentazione dei risultati del progetto "Sonno e qualità della vita" della Fondazione Novella Fronda
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>I bambini padovani e rodigini dormono troppo poco e potrebbero presentare in futuro comportamenti a rischio. Questa la fotografia scattata dallo studio realizzato dalla Fondazione Novella Fronda attraverso il progetto “Sonno e Qualità della Vita”, sostenuto da Fondazione Cariparo, che ha coinvolto i territori di Padova e Rovigo e 619 famiglie.</p><p>Quasi il 25% dei bambini dorme meno del necessario e questi bambini, se non corretti nelle abitudini del sonno, in futuro, potrebbero presentare dei comportamenti a rischio che possono portare anche alle dipendenze. È quanto è emerso dallo studio realizzato dalla Fondazione Novella Fronda grazie al progetto “Sonno e Qualità della Vita”, sostenuto da Fondazione Cariparo e che ha visto coinvolti 619 genitori di bambini dagli 1 ai 5 anni dei territori di Padova e Rovigo, interpellati sulle abitudini del sonno dei loro figli.</p><p>L’indagine, iniziata lo scorso ottobre e terminata in dicembre, è stata condotta con una serie di azioni offline e online attraverso i social della Fondazione.<br>
In un webinar che ha visto la partecipazione di addetti ai lavori, istituzioni, ordini dei medici e pediatri si è messa a fuoco l’importanza del sonno per quanto riguarda aspetti comportamentali e fisici. I risultati dell’indagine sono stati usati da Luigi Gallimberti, psichiatra e tossicologo, presidente di Novella Fronda, per sottolineare all’opinione pubblica l’importanza del buon sonno per una vita sana.<br>
Non a caso il fondatore del primo laboratorio del sonno al mondo presso la <a href="https://it.frwiki.wiki/wiki/Universit%C3%A9_Stanford" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Stanford University</a>, Charles Dement, neuroscienziato americano, pioniere della ricerca sul sonno negli Stati Uniti, afferma che per affrontare grandi problemi quali bullismo, aggressività, depressione, disturbi negli adolescenti di oggi, basterebbe dormire di più. Anche se non si conosce ancora il motivo scientifico per cui è così importante dormire quello che non ha bisogno di conferme sono i comportamenti negativi che emergono in relazione ad una deprivazione di sonno. Di qui il ruolo di assoluta prioritaria importanza rivestito dalla prevenzione per educare i più piccoli a dormire le giuste ore impedendo così di andare incontro, in adolescenza, a gran parte dei comportamenti nocivi quali quelli più sotto elencati.<br>
I dati preoccupanti che emergono dal sondaggio e che sono stati elaborati dal team della Fondazione, sono, in particolare, che 1 bambino su 4 del campione va a letto dalle 22 in poi, 1 su 5 ha tempi di addormentamento superiori alla norma, ossia oltre i 45 minuti, l’8% dei bambini più piccoli 1-2 anni e il 14% dai 3-5 anni si addormenta guardando tv o altri dispositivi elettronici.<br>
Quanto al sonno vero e proprio, il 6% dorme tra le 6 e le 9 ore. Se guardiamo le ore consigliate dalle linee guida della NationalSleep Foundation, 1 bambino su 4 del campione, dorme meno delle ore consigliate.</p><p>In un precedente studio della Fondazione Novella Fronda, relativo al 2015, i bambini che dormivano meno delle ore necessarie erano 1 su 10, incremento che deve destare un grande allarme.<br>
Non va meglio quanto ai disturbi del sonno perché l’11.65% dei bambini fanno resistenza ad andare a letto e il 10,53% ha risvegli notturni anche prolungati. A questo si associa un dato importante: 1 bambino su 5 di questi gioca con tablet o smartphone, soprattutto la sera. E non a caso 1 bambino su 6 ha irrequietezza o incapacità di rimanere fermo.<br>
Mettendo assieme i dati e le linee guida internazionali, emerge, sempre dal sondaggio, che la probabilità di avere una latenza di addormentamento superiore alla norma è di quasi tre volte più alta nei bambini che si addormentano guardando i dispositivi elettronici.<br>
Gli stessi hanno anche una probabilità 4,5 volte più alta di dormire meno degli altri. </p><p>“<em>L’uso dei dispositivi elettronici - </em>spiega il professor Gallimberti<em> - incide sia sulla latenza che sull’addormentamento dei bambini e questo porta ad un sonno disturbato e a dormire meno. Tali dati emersi dal sondaggio sono purtroppo perfettamente in linea con gli studi di Twinge che dicono che dal 2012 il sonno nei giovani si è drasticamente ridotto, data che coincide con la diffusione degli smartphone”. </em></p><p>Questi dati sono confermati anche dallo studio condotto recentemente dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione proprio con i ricercatori della Fondazione Novella Fronda.<br>
I dati suggeriscono quello che, i bambini che dormono meno delle ore consigliate oggi, potrebbero diventare tra una decina di anni. Lo studio ha incluso un campione rappresentativo (più di 3000 studenti) della popolazione italiana di ragazzi da 11 a 17 anni provenienti dalle scuole secondarie italiane di primo e secondo grado da cui è emerso che sono sempre più tristi, ansiosi, depressi e impulsivi. In percentuali variabili dal 2 a circa il 30% essi hanno presentato patologie quali food addiction, social media addiction, internet gaming disorder e ritiro sociale. In particolare nella fascia 11-13 anni, tutte le categorie patologiche manifestavano una deprivazione di sonno (meno di 6 ore dormite per notte) in percentuali altissime, dal 50% al 70%. Nella fascia 14-17 anni tra coloro che riportavano patologie severe, le percentuali dei deprivati di sonno andavano dal 60% a circa 90%.</p><p>Di fronte a questa drammatica realtà Gallimberti afferma: “<em>Quello che dobbiamo fare, tutti, dalle istituzioni, ai medici, agli educatori e genitori, è invertire la tendenza partendo proprio dall’educazione al sonno perché è dimostrato come la deprivazione del sonno riduce la produzione di dopamina, riduzione che sembra essere all’origine di gran parte dei comportamenti sopra riferiti. Una conferma molto solida di queste evidenze è stata ottenuta dai ricercatori della Fondazione grazie alla scoperta dell’utilità della Tms nel trattamento dei dipendenti da cocaina che, dopo pochi giorni dall’inizio dello stesso, hanno recuperato un sonno normale.” </em></p><p>L’assessore alle politiche educative e scolastiche del Comune di Padova Cristina Piva. <em>“La ricerca realizzata dalla Fondazione Novella Fronda sulle abitudini dell’addormentamento e del sonno, portata a termine su un campione significativo di genitori delle province di Padova e Rovigo, alza un velo sugli effetti negativi di una mancata attenzione delle famiglie sulle corrette abitudini dei bambini e delle bambine da 1 a 5 anni in tema di riposo notturno. La percentuale dei soggetti a rischio è molto alta se pensiamo ai rischi che la privazione del sonno può causare, disturbi del comportamento e propensione alle dipendenze. E’ molto importante che le famiglie siano sensibilizzate su questi temi perché, come ha evidenziato lo studio su un considerevole numero di studenti e studentesse dagli 11 ai 17 anni, le situazioni di disagio emergono a questa età. Non è un caso se dopo il periodo di lockdown, quando c’è stato un uso eccessivo di dispositivi elettronici, pc e cellulari, in ambito scolastico si siano riscontrate molte difficoltà e alterazioni di comportamento da parte dei ragazzi. Ritengo estremamente importante quindi riportare la giusta attenzione sul tema della qualità del sonno come prevenzione e ringrazio la Fondazione Novella Fronda per questo studio." </em></p><p>Le fa eco l’assessore al welfare del Comune di Rovigo Mirena Zambello. “<em>Sicuramente il progetto rappresenta una importante azione di promozione della salute a partire dai bambini, coinvolgendo gli stessi genitori sull'attenzione all'importanza del sonno e dell'equilibrato sviluppo dei loro figli. E' questo un periodo in cui si sono amplificati i malesseri psicologici anche dei bambini e dei ragazzi, per cui è molto utile offrire informazioni alla popolazione e per il benessere generale delle nostre comunità. Sono pertanto a ringraziare la Fondazione CaRiPaRo e Novella Fronda per questo importante investimento sulle nostre comunità</em>.”</p><p>Luigi Gallimberti psichiatra, Tossicologo Medico, già docente all’Università di Padova, è noto per la sua competenza nel campo del trattamento delle persone affette da abuso o dipendenza, sia da sostanze sia comportamentali. Gallimberti è anche fondatore e Presidente di Novella Fronda, Fondazione nata nel 2012 con l’obiettivo di portare avanti ricerche scientifiche, oltre che per trattare con sempre maggior efficacia le dipendenze, anche per prevenire la loro insorgenza nei giovani, in particolare da sistemi informatici, quali smartphone e Internet.<br>
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Il bere oscuro. Viaggio nei misteri dell'alcolismo, Morire di piacere. Dalla cura alla prevenzione delle tossicodipendenze, C'era una volta un bambino... Le basi neuroscientifiche del buon senso, La fabbrica della luce. Dipendenza da cocaina: come sconfiggerla, Guarire il paziente, curare la persona. Dalla clinica alla prevenzione delle dipendenze.<br>
<a href="https://fondazionenovellafronda.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://fondazionenovellafronda.it</a> - <a href="https://buonananna.fondazionenovellafronda.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://buonananna.fondazionenovellafronda.it</a> <em> </em></p><p>LA FONDAZIONE NOVELLA FRONDA nasce a Padova il 9 novembre del 2012 per volontà di Luigi Gallimberti, che la presiede, con l’obiettivo di realizzare ricerche di eccellenza che consentano di intervenire nel campo delle dipendenze in maniera più incisiva rispetto al passato, sia nel caso di dipendenze da sostanze sia in quelle cosiddette “pure”, come il gioco d’azzardo o la dipendenza da videogiochi.<br>
Le dipendenze, contrariamente a quanto ritiene gran parte dell’opinione pubblica, sono vere e proprie malattie del cervello. A causa della riprovazione sociale cui esse sono sempre andate incontro la ricerca scientifica in questo ambito ha segnato il passo, nonostante la loro inarrestabile diffusione.<br>
La Fondazione ha una duplice missione: colmare questa lacuna, restituendo dignità alle persone affette da dipendenza cercando di curarle nel migliore dei modi e prevenire l’insorgere di queste patologie soprattutto in giovani e giovanissimi, iniziando già dalla prima infanzia.</p>