Comunicato stampa: evento aperto alla cittadinanza “La pace impossibile è l’unica possibile”
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>E’ stato presentato in conferenza stampa a Palazzo Moroni l’evento pubblico “La pace impossibile è l'unica possibile” organizzato dal Comune di Padova al Multisala MPX alle ore 20,45 al quale partecipano, tra gli altri, il sindaco Sergio Giordani e il vescovo Claudio Cipolla. Una serata dedicata alla Pace che sarà introdotta dall’assessora alla pace e ai diritti umani Francesca Benciolini e coordinata dalla giornalista Silvia Giralucci.</p><p><strong>Francesca Benciolini assessora alla pace e ai diritti umani </strong>spiega: “<em>Proponiamo una riflessione alla città su come si assicura la pace, ma anche su come si arriva alle guerre: le cose non avvengono per caso, ci sono dei processi che le accompagnano questi momenti della storia, e questi processi posso essere accompagnati in una direzione o nell’altra. Verso la pace o verso la guerra. Questa ampia rete di associazioni e istituzioni della nostra città che si è già incontrata in questi 14 mesi attorno al tema della pace in Ucraina, vuole porre delle domande e chiedersi quindi quale sia la pace possibile oggi. Impariamo la storia, anche a scuola, come un susseguirsi di guerre intervallate da brevi momenti di pace, che paradossalmente, servono a preparare nuovi conflitti. Ci piace credere e lavorare perché ci possano essere anche narrazioni diverse, che le strade della storia non debbano sempre e necessariamente andare in questa direzione. In questi mesi vediamo che l’unica strada percorsa è quella della guerra e ci chiediamo, è possibile esplorare e percorrere altre strade? Ecco perché proponiamo una riflessione su questo, per smarcarci da una discussione che è solo armi si armi no, se sei pacifista sei putiniano, se sostieni la guerra allora difendi la libertà e così via. Il tema è complesso e va affrontato con la consapevolezza di questa complessità e capacità anche di essere divisivo. Come Comune abbiamo invitato quindi le istituzioni cittadine, la Diocesi e l’Università e raccolto le proposte che sono arrivate dalle comunità del territorio</em>”.</p><p><strong>Suor Francesca Fiorese dell’Ufficio diocesano di Pastorale Sociale </strong>commenta: “<em>I popoli non scelgono la guerra, scelgono la pace, ma hanno bisogno di istituzioni che ci credano, perchè i governi, a volte scelgono la guerra. Noi abbiamo la fortuna di vivere in una città che sceglie la pace nelle sue istituzioni, fino al popolo, ci sono una miriade di realtà civili, e anche abbiamo una Chiesa che è molto attenta alla pace e una Università che su questo punto è molto attiva. La quinta carovana per la pace verso l’Ucraina è partita dalla nostra città, e non la ha scelta solo perché Prato della Valle è una grande piazza che poteva contenere i partecipanti. E ancora, oggi siamo qui proprio a 60 anni e un giorno dalla pubblicazione dell’enciclica “Pacem in terris” che conteneva già tutti i germi di pensiero che anche Papa Francesco poi ha portato e ci ha consegnato nella sua “Fratelli tutti”: la fraternità universale</em>”.</p><p><strong>Marco Mascia, presidente Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” </strong>sottolinea: “<em>La scelta del titolo è la chiave di lettura di questo evento: dalla Pace di Westfalia in poi la pace veniva riassunta nel detto, si vis pacem, para bellum. Questa era la pace possibile, ma la storia ci dimostra che questa pace possibile non la stiamo realizzando, cioè con la guerra non si costruisce la pace, mentre la pace impossibile che era quella degli idealisti, da Kant in poi, è quella che ragiona sulla costruzione della pace rovesciando il detto, se vuoi la pace prepara la pace. E’ questo è lo spirito dell’incontro di venerdì, noi riteniamo che si debba lavorare per costruire l’edificio della pace, come ha insegnato anche Papa Francesco. C’è un nodo però che va affrontato e che non è più rinviabile, quello che noi abbiamo delle istituzioni a livello nazionale e a livello di Unione Europea che assieme all’amministrazione americana, continuano a dire noi sosteniamo Kiev per tutto il tempo che sarà necessario. Cosa significa? Arriverà il momento che non ci sono più armi, proiettili e fra un po’ anche uomini che andranno a combattere. E quindi che cosa vuol dire per tutto il tempo necessario? L’obiettivo di questo evento è invece di ragionare sulla possibilità di un cessate il fuoco, che non è una resa, si fermano le armi e proviamo da lì un negoziato, che porti a un vera e propria trattativa per la pace</em>”.</p><p><strong>Mirko Sossai della Comunità di Sant’Egidio </strong>riflette: “<em>Sottolineo soprattutto l’importanza dei partecipanti a questa iniziativa, perché mette assieme voci autorevolissime della società civile che in questi mesi hanno avuto un pensiero profondo sui temi della pace, a partire soprattutto da una storia e da una cultura di pace che ha veramente un orizzonte di decenni. E’ dalla conoscenza delle persone che adesso vivono la sofferenza della guerra che nasce questo impegno per la pace. La nostra grande preoccupazione è che oggi questa guerra si cristallizzi nel tempo. Lo abbiamo visto in Afghanistan come in Siria. Pensare alla pace è veramente pensare al futuro dell’Ucraina, come delle altre parti del mondo dove la guerra è oramai una condizione endemica</em>”.</p><p><strong>Massimo Mastromatteo, Emergency Padova</strong> dichiara: “<em>Oggi la pace è più divisiva che in passato, si discute di pace con visioni completamente diverse. Noi la guerra la vediamo perché abbiamo ospedali aperti in tantissimi luoghi in ogni parte del mondo e molti di noi sono lì per molti mesi all’anno. La drammaticità della guerra la vediamo tutti i giorni, non la vediamo invece sui media dove si parla solo di numeri, ed è una cosa incredibile. Il Comune di Padova è molto coraggioso a proporre questo incontro che è, ripeto, divisivo, perché parlare di pace quando si è in pace è facile, è quando si è in guerra che è difficile, e veramente estremamente complicato. Grazie per questa iniziativa</em>”.</p><p><strong>Silvia Giralucci, giornalista </strong>spiega: “<em>L’idea dalla quale è partito il Comune di Padova è che la pace non è solo un’assenza di guerra ma una condizione che si costruisce. Quindi l’idea di questo incontro è di mettere degli attori assieme, di riunire le associazioni e le istituzioni che si occupano di pace per dare un contributo per costruire la pace. Sarà una serata in cui ci si parla e si parla alla città ragionando su proposte per costruire la pace</em>”.</p><p><strong>Elena Pietrogrande, Portavoce Area Pace, Diritti Umani e Cooperazione Internazionale - Comune di Padova</strong> commenta: “<em>Ci fa molto piacere che questa iniziativa sia idealmente il proseguimento dell’incontro avvenuto a Verona qualche mese fa nella speranza che poi ci siano altre città che ricevano questo testimone e che attivino questa capacità critica e questa capacità di dialogo soprattutto che è alla base delle nostre associazioni soprattutto nella cooperazione internazionale. Le nostre associazioni infatti riescono ad operare anche in zone di guerra, proprio per la capacità di dialogo vero che esprimono</em>”.</p><p><strong>Palma Sergio, Segretaria Confederale Cgil Padova </strong>dichiara: ”<em>Un convegno dal titolo emblematico, incentrato sulle tematiche della pace, le stesse che la Cgil porta avanti da anni e su cui – insieme ad altre associazioni del territorio e a tutti i livelli: in “Europe for Peace”, nella “Rete Italiana Pace e Disarmo” e qui, in “Uniti per la Pace – Padova” – si impegna, quotidianamente, promuovendo quelle che definiamo “azioni di pace”, come la recente carovana “#StopTheWarNow” con cui sono state consegnate 20 tonnellate di aiuti umanitari alla popolazione ucraina. Un impegno sia sul piano degli aiuti concreti, dunque, che su quello delle idee come quelle che emergeranno nel corso di “La pace impossibile è l’unica possibile” a cui porteremo il nostro contributo</em>”.</p>
79° anniversario del bombardamento di Terranegra
Conferenza stampa: presentazione della decima edizione di TedxPadova
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>Carlo Pasqualetto invita i Media alla conferenza stampa di presentazione della decima edizione di TedxPadova, in programma <strong>giovedì 13 aprile, alle 11:00</strong> a Palazzo Moroni, in sala Bresciani. L’appuntamento sarà occasione per presentare la decima edizione dell’evento, diventato negli anni un vero proprio punto di riferimento per la città, fucina di idee e innovazione, e i suoi protagonisti, oltre le iniziative green e di inclusività promosse quest’anno.</p><p>Parteciperanno alla conferenza stampa:</p><ul>
<li>Margherita Cera, assessora con deleghe relative all’innovazione </li>
<li>Carlo Pasqualetto, licensee TedxPadova </li>
<li>Edonella Bresci, event manager TedxPadova </li>
<li>Cristiano Nacchi, audit partner Deloitte </li>
<li>Maria Teresa Innocente, responsabile Direzione regionale Veneto di Crédit Agricole Italia </li>
<li>Andrea Vit, Ceo & Founder di Storeis<strong> </strong></li>
</ul>
Comunicato stampa: riunione congiunta delle Commissioni consiliari II, VI e VIII
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>Giovedì 13 aprile 2023, alle ore 17:30, nella sala Anziani di Palazzo Moroni si svolge, in seduta pubblica, la riunione congiunta delle Commissioni consiliari: II “Politiche economiche per il turismo e il marketing territoriale” presieduta dal consigliere Nereo Tiso, VI "Politiche per la promozione dei servizi alla persona" presieduta dal consigliere Simone Pillitteri e VIII “Politiche dell'ambiente, del verde e dell'energia” presieduta dal consigliere Marco Concolato.</p><p>All’ordine del giorno:</p><ul>
<li>discussione su mozione nr. 17/2023 : Mozione: sostegno ed adesione alle iniziative di Coldiretti contro il "Cibo sintetico";</li>
<li>discussione su mozione nr. 34/2023 : Mozione a sostegno ed adesione alle iniziative di Coldiretti contro il "Cibo sintetico";</li>
<li>varie ed eventuali.</li>
</ul>
Comunicato stampa: dalla Regione Veneto il sostegno al Centro antidiscriminazioni Mariasilvia Spolato
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>Con una deliberazione della Giunta Regionale, proposta dall’assessora Manuela Lanzarin e pubblicata nel mese di gennaio, si procede, in via sperimentale, a sostenere, nell'ambito degli interventi di prevenzione e contrasto delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere il Centro antidiscriminazioni "Mariasilvia Spolato", del Comune di Padova.<br>
La delibera è frutto di un emendamento all’ultima variazione di bilancio presentato dalla consigliera regionale Elena Ostanel, del Veneto che Vogliamo e, grazie a questo atto, vengono destinati al Centro 25.000 € per l'attività di accoglienza e sostegno per le persone Lgbt+ e, come si legge nella delibera, <em>“viene attribuita al Centro Mariasilvia Spolato la funzione di punto di osservazione regionale, al fine di raccogliere e fornire dati e informazioni alla Regione che favoriscano la conoscenza delle esigenze e necessità reali contribuendo all'avvio di un sistema regionale di Centri contro le discriminazioni e di specifiche Case di accoglienza.” </em><br>
Il Centro Mariasilvia Spolato è stato inaugurato il 22 aprile del 2022 grazie ad un finanziamento di 100.000 € del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio, dopo un percorso coordinato dal Comune di Padova che ha coinvolto le associazioni Arcigay Tralaltro Padova Aps, Sat Pink Aps e Boramosa Aps. Si occupa di accoglienza, consulenza, sostegno, protezione a favore di persone Lgbt+, vittime di discriminazioni, maltrattamenti, violenze, abusi ed è gestito da una rete di associazioni del territorio che garantisce servizi di base a titolo gratuito.</p><p>L’assessora al sociale e pari opportunità del Comune di Padova Margherita Colonnello afferma: “<em>Ringrazio Elena Ostanel perché senza il suo contributo saremo un passo indietro. Oggi invece Padova ne compie uno avanti e siamo particolarmente orgogliose e orgogliosi di poterlo fare. Il progetto del Centro è nato durante lo scorso mandato amministrativo, seguito dall’allora assessora Marta Nalin, che sono felice di avere al mio fianco oggi, mentre si sancisce un passo importante, quello in cui Padova si appresta ad essere il centro regionale di un sistema contro le discriminazioni</em>”. </p><p>La consigliera Elena Ostanel, del Veneto che Vogliamo, proponente dell’emendamento all’ultima variazione di bilancio che ha reso possibile il finanziamento, dichiara: “<em>Oggi candidiamo la città di Padova ad essere punto di riferimento regionale contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere. E sono felice che questo possa avvenire con il sostegno della Regione Veneto, grazie ad un mio emendamento approvato durante l’ultima variazione di bilancio. Pochi mesi fa a Vicenza un ragazzo veniva rifiutato dal Centro Antiviolenza dopo aver subito un abuso: ne era seguito un acceso dibattito sul fatto che questi centri dovessero prendere in carico anche vittime uomini e indipendentemente dall’orientamento. Se l’assessora Lanzarin diceva che era il primo caso che le fosse capitato, l’assessora Donazzan affermava invece come i Centri Antiviolenza avrebbero dovuto prendere in carico tutti, uomini compresi. Io invece sostenevo che il problema sta nell'assenza di strutture che forniscono protezione, aiuto e sostegno concreti a persone Lgbt+, vittime di discriminazioni, maltrattamenti, violenze e abusi. Così ho presentato un emendamento in questo senso alla variazione di bilancio che ha permesso di fare un passo avanti importante, arrivato dopo due anni di discussioni in aula, dove ho provato a sostenere che servono servizi dedicati, in particolare in un Paese che si colloca sotto della media europea quanto a grado di inserimento sociale delle persone Lgbtqi+ e percezione delle discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere. Un report della Fundamental Rights Agency dice ancora che il 28% degli intervistati ha dichiarato di aver subito discriminazioni sul luogo di lavoro, il 32% di aver subito negli ultimi cinque anni almeno un episodio di violenza. Sono dati sconcertanti. Ma oggi Padova, la mia città, può attivare una rete regionale contro tutto questo e ne sono fiera</em>”.</p><p>La consigliera comunale Marta Nalin, che ha dato il via al progetto nello scorso mandato amministrativo aggiunge: “<em>La proposta di un Centro antidiscriminazione e antiviolenza Lgbt+ era il frutto di un percorso avviato con le realtà del territorio, possibile grazie al loro stimolo e alla loro collaborazione nel creare il giusto contesto in cui l’Amministrazione comunale poteva agire. E' stata una scelta coraggiosa un anno fa quando lo abbiamo inaugurato e lo è ancora di più oggi, nello scenario attuale. Padova su questi temi è sempre stata all’avanguardia e anche questo passo avanti è frutto della grande collaborazione tra realtà del territorio, che deve continuare a crescere, perché i servizi sono efficaci solo se svolti in rete. Bene la Regione abbia scelto di agire in questa direzione e per questo voglio ringraziare la consigliera Ostanel e il Veneto che Vogliamo, perché grazie al loro presidio costante stiamo mettendo la Regione Veneto di fronte a delle scelte che oggi non si possono non fare</em>”. </p><p>In conferenza stampa è stato anche presentato un report contenente i dati di un anno di lavoro del Centro, che si trova in allegato. A illustrarlo Mattia Galdiolo, presidente del Centro Mariasilvia Spolato. </p><p>“<em>I dati ci dicono come il flusso di persone che si sono rivolte al Centro sia stato costante e in graduale aumento, a dimostrazione del fatto che è un bisogno necessario e che più aumentava la capillarità dell’informazione sul Centro, più aumentava l’utenza. Finora, nella maggioranza dei casi, chi si è rivolto al centro era in grave situazione di marginalità, con bisogni quindi complessi che ci hanno portato ad attivare un sostegno multidisciplinare in collaborazione con i servizi pubblici. Parliamo di una fascia d’età soprattutto tra i 25 e i 30 anni, che vive situazioni discriminanti molto forti. Restano però non adeguatamente seguite molte persone che per paura, non conoscenza dell’esistenza degli spazi a cui rivolgersi o difficoltà, non denunciano le loro situazioni: gran parte della comunità deve essere ancora sensibilizzata. Oggi il bacino d’utenza è limitato alla provincia di Padova, ma grazie a questo investimento regionale ci aspettiamo un incremento degli accessi</em>”.</p><p>Alberto Crestanello, dell’associazione Boramosa, una delle realtà che ha dato vita al Centro aggiunge: “<em>Nel contesto italiano, per circa 50 anni, non si sono attuate strategie positive nei confronti della comunità Lgbtqia+ e ora, dopo anni di sensibilizzazione e manifestazione nello spazio pubblico, si stanno raggiungendo importanti traguardi. Dopo l’azione di amministrazioni regionali come la Toscana e l’Emilia Romagna, ora si aggiunge meritoriamente la Regione Veneto. Dopo un anno di attività del Centro, è chiaro che la strada deve essere quella di fare rete con le esperienze virtuose in Italia e non solo, per agire insieme in conformità alle strategie esistenti, con particolare attenzione per le persone che vivono situazioni di marginalità, perché migranti, o con meno opportunità o bassa scolarizzazione, in sinergia con tutti gli enti pubblici e privati.</em>”</p><p>Chiara Cuccheri, presidente di Arcigay Tralaltro Padova, aggiunge: “<em>Per le realtà che animano il Centro questo è un passo importante che ci rende orgogliosi ma ci carica anche di un’importante responsabilità, ovvero quella di iniziare a ragionare in ottica regionale e sondare il terreno per nuovi centri antidiscriminazione che potrebbero aprire in altre città del Veneto. Il nostro obiettivo è quello che Padova continui sempre ad essere una città in cui è possibile avere supporto e per questo vogliamo consolidare il centro anche coinvolgendo anche altre associazioni. Soprattutto questa è l’occasione per noi di ribaltare la narrazione che vede la Regione Veneto come un luogo chiuso e vittima dei pregiudizi, lavorando invece per aumentare spazi e i luoghi di servizi, punti di riferimento dove trovare diritti, ascolto e cura</em>”.</p>
Albo per i servizi di accoglienza e i servizi accessori del Settore Servizi Sociali
Conferenza stampa: presentazione dell’evento "La pace impossibile è l'unica possibile"
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>ll Comune di Padova promuove un incontro pubblico il 14 aprile, alle ore 20:45 al Multisala Mpx per continuare la riflessione avviata a Verona, il 7 gennaio scorso con l'iniziativa "La pace può vincere la guerra", sui temi della guerra e della pace.</p><p>Padova è da decenni impegnata su pace, nonviolenza e diritti umani, grazie ad un tessuto sociale molto attento, alla presenza del Centro di Ateneo per i Diritti Umani "Antonio Papisca" dell'Università di Padova, a numerose associazioni attive sul territorio e al coinvolgimento diretto del Comune .</p><p>L'iniziativa verrà presentata in ​conferenza stampa</p><p><strong>mercoledì 12 aprile, alle ore 12:00<br>
Sala Bresciani Alvarez - Palazzo Moroni </strong></p><p>Saranno presenti:</p><ul>
<li>Francesca Benciolini, assessora alla pace e diritti umani</li>
<li>Giovanna Benucci, Assopace-Rete italiana Pace e Disarmo </li>
<li>Suor Francesca Fiorese, Ufficio diocesano di pastorale sociale - Uniti per la Pace Padova </li>
<li>Silvia Giralucci, giornalista </li>
<li>Marco Mascia, presidente Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” - Università degli Studi di Padova </li>
<li>Massimo Mastromatteo, Emergency Padova </li>
<li>Elena Pietrogrande, portavoce Area Pace, Diritti Umani e Cooperazione Internazionale - Comune di Padova </li>
<li>Palma Sergio, Segretaria Confederale Cgil Padova </li>
<li>Mirko Sossai, Comunità di Sant'Egidio </li>
</ul>
Cerimonia per il 108° anniversario del Genocidio Armeno
Spettacolo "La Resistenza delle donne"
Comunicato stampa: l'assessora Benciolini a Bologna tra gli ideatori del manifesto "Cinque proposte per una politica nazionale della Casa"
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>Le assessore e gli assessori alla Casa delle città di Bergamo, Bologna, Firenze, Lodi, Milano, Napoli, Padova, Parma, Roma, Torino, Verona, riunite a Bologna insieme all’Anci Nazionale, hanno discusso delle priorità in tema di politiche per la casa ed emergenza abitativa, per sollecitare il Governo nazionale a tornare protagonista. </p><p>Negli ultimi venti anni un progressivo processo di regionalizzazione delle politiche sulla casa, in parte conseguenza di alcuni dispositivi legislativi - tra gli altri i decreti Bassanini e la riforma del Titolo V della Costituzione - ha determinato una frammentazione delle politiche per la casa - e in particolare dell’Edilizia Residenziale Pubblica - e un sostanziale disimpegno dello Stato verso politiche urbane integrate. Ma com’è possibile che una persona abbia meno o diversi diritti nell’accesso a un servizio pubblico fondamentale, in base alla Regione di residenza?<br>
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Un processo di regionalizzazione e disimpegno dello Stato che è avvenuto mentre rilevanti criticità ed emergenze legate alla casa sono aumentate. Basti solo accennare ad alcuni fenomeni emergenti che accomunano molte di queste città di medie e grandi dimensioni. Dagli affitti brevi per uso turistico, che stanno progressivamente impattando sull'intero sistema abitativo, alla comunità degli studenti universitari fuori sede che spesso vedono negato il loro diritto all’istruzione superiore perché i costi dell’abitare sono insostenibili. Dalla paradossale e troppo lunga vicenda degli immobili dismessi di proprietà di enti statali o parastatali - autentici buchi neri nelle città - alle esigenze dei cittadini migranti, o fruenti di protezione internazionale, che vengono scaricate sui comuni. Dal progressivo impoverimento delle famiglie, specialmente di quelle che vivono in affitto, all’invecchiamento della popolazione, spesso sola, che genera anche nuovi bisogni abitativi.<br>
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Per ricomporre questi problemi e ricucire queste divergenze sono necessarie azioni concrete alla scala nazionale, cioè a quella dimensione funzionale a garantire identici diritti e al contempo a riconoscere diversità territoriali: sia iniziative legislative che politiche finanziarie. Perché i Comuni, in prima linea, hanno già pagato con un costo ormai insostenibile questo disimpegno.</p><p>Le 11 città riunite a Bologna concordano su 5 punti che diventano una proposta per il Governo. </p><p>1) Una legge quadro sull’Edilizia Residenziale Pubblica e Sociale, che restituisca uniformità territoriale nei diritti di accesso e permanenza all’edilizia pubblica e riconosca il diritto alla casa tra i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali. Una Legge abbinata al rifinanziamento del programma di interventi per il recupero e la<br>
razionalizzazione degli immobili e degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp), recuperando anche le residue 112 proposte del Programma innovativo per la qualità dell’abitare (PINQUA) in attesa dei finanziamenti che sono state dichiarate “ammissibili con riserva” e già valutate positivamente dall’Alta Commissione. Una norma che preveda il trasferimento delle risorse direttamente ai Comuni o alle Città Metropolitane; anche introducendo un sistema stabile di credito d’imposta (con possibilità di cessione) per la manutenzione delle case popolari con una prospettiva decennale. Una legge che stimoli e sostenga anche la nascita di un soggetto come le Housing associations cioè un settore d’impresa sociale che si inserisca in quello<br>
spazio vuoto - tra Stato e Mercato - per produrre, acquisire e gestire edilizia sociale per le differenti domande emergenti, capace di mettere al centro non solo la casa ma anche l’abitare, cioè l’insieme dei servizi “di accompagnamento” alla casa.</p><p>2) L’assegnazione gratuita ai Comuni degli immobili (aree ed edifici) di enti statali o parastatali inutilizzati, da destinare alla realizzazione di politiche per l’abitare, di contrasto all’emergenza abitativa e alla realizzazione di interventi per l’edilizia studentesca, con la previsione di un Fondo per l’adeguamento e la messa in sicurezza degli immobili così assegnati.<br>
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3) Il rifinanziamento del Fondo Nazionale Locazione e del Fondo Nazionale Morosi Incolpevoli, quali strumenti continuativi di supporto agli affitti.</p><p>4) Una legge nazionale di regolamentazione delle piattaforme turistiche, per governare gli impatti negativi generati sul sistema abitativo dal mercato degli affitti brevi turistici.<br>
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5) Una misura nazionale che riconosca strutturalmente l’Emergenza abitativa e l'homelessness come fragilità cui dedicare interventi e risorse. </p><p><strong>Francesca Benciolini assessora alle politiche abitative </strong>sottolinea: “<em>Trovarci qui a Bologna questa mattina è importante perché abbiamo capito che il tema delle politiche abitative, il tema della casa, non si possono risolvere a livello locale, tanto più nel momento in cui abbiamo iniziato a confrontarci tra comuni medi e grandi che si sono ritrovati tutti intorno agni stessi argomenti. Su questi temi, che oggi abbiamo presentato in occasione di questa iniziativa “Un’alleanza municipalista per una politica nazionale sulla casa” chiediamo tutti di avere una interlocuzione con il Governo. Le politiche abitative negli ultimi 20-30 non sono state fatte e per riuscire a risolvere i problemi di mancanza di piani casa, che dovrebbero essere sviluppati a livello nazionale, della mancanza di fondi per la ristrutturazione delle case, della necessità di un pensiero sulla riqualificazione di aree dismesse in funzione abitativa, ma anche quello di affrontare il tema degli affitti turistici, questi sono tutti temi, che o svolgiamo e ripensiamo a livello nazionale o non hanno senso. Quindi trovarci tutti assieme con gli altri assessori e assessore degli altri comuni, ha il senso di raccordarci, condividere buone pratiche e cercare assieme soluzioni. Non vuole essere solo una critica, ma anche una proposta al Governo, che vogliamo ci ascolti, in modo che poi non ricadano solo sui comuni le necessità e i bisogni impellenti delle persone con cui noi tutti i giorni dobbiamo interfacciarci</em>”.</p>