Comunicato stampa: "Settimana mondiale del Cervello", due appuntamenti tra scienza e arte
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</figure><br><p>Una suggestiva proposta all’interno di prestigiosi luoghi della città. “La nuova era del cervello tra scienza e arte” offre a Padova l’approccio alle neuroscienze anche attraverso la musica, il teatro e l’originale “specchio” con filosofia, psicologia, fisica. Così la Clinica Neurologica dell’Università (diretta dal professor Maurizio Corbetta) ha scelto di declinare a Padova la «Settimana mondiale del Cervello» (promossa dalla Società̀ italiana di Neurologia dal 13 al 19 marzo), con l’esigenza di focalizzare la campagna di sensibilizzazione della Sin sulla prevenzione e la cura delle malattie neurologiche, con un particolare focus alla ricerca in neuroscienze.</p><p>Il doppio appuntamento dell’edizione 2023 è in calendario giovedì 16 marzo nella Sala dei Giganti al Liviano e venerdì 24 marzo nella sala della Carità di via San Francesco.</p><p>La prima sessione dedicata al tema “La nuova era del cervello tra scienza e arte” al Liviano a partire dalle ore 10:00 sarà dedicata alle nuove generazioni: didattica su misura dei ragazzi per avvicinarli ai meccanismi di funzionamento del cervello, soprattutto per sfruttarne al meglio le innumerevoli capacità. Al termine, il momento musicale con studenti e docenti. Dalle ore 16:00 scatterà l’indagine sul mistero del cervello, capace di “pensare” anche mentre dormiamo. Un filosofo e uno scienziato si sfideranno nell’interpretazione dei segreti del sonno e dei sogni. Fino al punto da confrontarsi su ciò che si sa, si vorrebbe sapere o si può solo accarezzare con l’anima. A conclusione, il reading in palcoscenico con la voce di un attore che interpreta le nuove frontiere del cervello.</p><p>La seconda sessione nella sala della Carità ha in programma due interventi: il primo sul modello del funzionamento cerebrale da applicare alla progettazione delle città del futuro; l’altro incentrato sulla creatività che si può sviluppare nell’anziano, sano e malato.</p><p>La «Settimana mondiale del Cervello» a Padova si dimostra occasione preziosa per condividere con i cittadini i continui progressi della ricerca medico-scientifica e le possibilità di contaminazione tra neuroscienze, musica, teatro e filosofia. Coordinata da European Dana Alliance for the Brain in Europa e Dana Alliance for Brain Initiatives negli Stati Uniti, è il frutto di un eccezionale coordinamento internazionale con le Società Neuroscientifiche. La Società italiana di Neurologia e la Clinica Neurologica di Padova aderiscono con entusiasmo da anni.</p>
Corri X Padova del 16 marzo 2023
Mostra "Spirituale Estremo" di Lorenzo Viscidi
Conferenza "Miti di fondazione su monete greche antiche: alcuni esempi di metropoli e di colonie della Magna Grecia"
Conferenza stampa: "La settimana mondiale del Cervello 2023. La nuova era del cervello" due appuntamenti tra scienza e arte
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>La presentazione delle iniziative per "La nuova era del cervello" due appuntamenti tra scienza e arte, una suggestiva proposta all’interno di prestigiosi luoghi della città che offre, a Padova, l’approccio alle neuroscienze anche attraverso la musica, il teatro e l’originale “specchio” con filosofia, psicologia, fisica in conferenza stampa</p><p><strong>martedì 14 marzo 2023 ore 12:30 <br>
sala Giunta – Palazzo Moroni</strong></p><p>Partecipano: </p><ul>
<li>Sergio Giordani, sindaco</li>
<li>Annachiara Cagnin, Clinica Neurologica dell'Azienda Ospedale - Università Padova, professore associato di Neurologia Dipartimento di Neuroscienze (Dns)</li>
<li>Maurizio Corbetta, direttore Clinica Clinica Neurologica dell'Azienda Ospedale - Università Padova, professore ordinario di Neurologia Dipartimento di Neuroscienze (DNS) </li>
<li>Giuseppe Dal Ben, direttore generale dell’Azienda Ospedale - Università Padova </li>
</ul>
Comunicato stampa: consegnata a Barbara Hofmann, fondatrice di Asem una targa da parte del Comune di Padova per il suo impegno in Mozambico
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<img src="/sites/default/files/images/hofmann.jpeg" class="figure-img img-fluid">
</figure><br><p>È stata consegnata ieri a Barbara Hofmann, fondatrice di Asem, l’organizzazione non-profit nata nel 1991 in Svizzera per aiutare bambini e giovani del Mozambico in situazione di estrema povertà, vittime dell’Aids, orfani e abbandonati, una targa da parte del Comune di Padova, un ringraziamento per il suo costante impegno. <br>
Dal 1990 infatti Barbara Hofmann è impegnata in Mozambico, dove con la sua associazione, si è impegnata per la realizzazione di un Centro per bambine e bambini vittime della guerra, orfani e abbandonati. Scuole di comunità, scuole con insegnanti pubblici, gestite con spirito di cura e attenzione comunitaria. Beira è città gemella di Padova, e per questo il Comune ha voluto questo riconoscimento per Barbara Hofmann e il suo impegno per la pace e per i bambini e le bambine del Mozambico. La targa è stata consegnata dall’assessora Francesca Benciolini, alla presenza di Elena Pietrogrande, portavoce delle Associazioni dell'area pace, diritti umani, cooperazione internazionale, Flora Grassivaro, presidente della Federazione delle Donne per la Pace nel Mondo, Giovanni Poletti della sezione padovana di Asem Italia e Andrea Danieli, vicepresidente di Asem Italia. </p><p>L’assessora alla cooperazione internazionale e pace Francesca Benciolini commenta: “<em>Il grazie della nostra città ad una persona la cui scelta nasce da un senso di giustizia. Ha iniziato a raccogliere i molti bambini e bambine di strada, prima in case di accoglienza e poi, con la legge che decideva di puntare su una accoglienza in famiglie affidatarie, attraverso le scuole e la formazione con l’obiettivo di farli sentire amati. Oggi la sua attività si occupa anche di donne maltrattate e vittime di violenza e i progetti intorno alle scuole si sono moltiplicati, anche a Beira, nostra città gemella. Credo che sia una grande ricchezza per la nostra città aver seguito negli anni la sua opera e ringrazio Asem Italia Odv che collabora con il nostro Comune nella rete di associazioni dell'Area Pace Diritti Umani Cooperazione Internazionale</em>”.</p>
Comunicato stampa: giunti in Madagascar i 2500 euro raccolti al Gran Galà di Capodanno organizzato da I Musici Patavini con la partecipazione di Stefania Miotto
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</figure><br><p>In questi giorni particolarmente difficili per il Madagascar che è stato attraversato dal violento uragano Freddy, dalla missione Don Bosco di Ambanja arrivano notizie particolarmente confortanti, grazie anche alla donazione che è stata raccolta a favore delle Figlie di Maria Ausiliatrice in occasione del Gran Galà di Capodanno organizzato da I Musici Patavini con la partecipazione di Stefania Miotto.</p><p>“<em>Abbiamo ricevuto in questi giorni le offerte raccolte durante il concerto di capodanno al Don Bosco di Padova</em> - si legge nella lettera di Suor Germana Boschetti dalla missione in Madagascar indirizzata al Sindaco e ai suoi collaboratori - <em>Vorrei esprimere la nostra riconoscenza in quanto il vostro appoggio e sostegno è stato indispensabile per gli organizzatori. Questa donazione ha permesso di realizzare una festa, un incontro che ha seminato serenità e gioia e la generosità di tutti è stata grande e per noi è un aiuto importantissimo per poter continuare a seguire e a accogliere i bambini poveri del quartiere</em>”.</p><p>La consegna della lettera è avvenuta in Municipio insieme alla copia dell'assegno di circa € 2.500 che è stato recapitato in Madagascar tramite l'economa ispettoriale dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.</p><p>A ricevere i ringraziamenti e a complimentarsi per l'iniziativa e per l'impegno delle associazioni e artisti padovani è stato lo stesso sindaco Sergio Giordani che ha ricevuto la delegazione formata da Stefania Miotto cantante lirica, Suor Patrizia dell'Istituto Don Bosco e Matteo Mignolli presidente de I Musici Patavini.</p>
Comunicato stampa: curare l’Alzheimer utilizzando l’arte. Prestazione del progetto StASrt e presentazione del volume che raccoglie i risultati oggi racchiusi in un protocollo di terapia per le persone con disturbi neurocognitivi
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</figure><br><p>Il 15 marzo alle ore 17:30, presso la Sala del Romanino, all’interno dei Musei Civici Eremitani di Padova, verrà presentato il volume “Una palestra per la mente al museo, Progetto StArt: Percorso innovativo di stimolazione cognitivo-comunicativa con le arti visive”, Donata Gollin, Cristina Ruaro, Alessia Gallo, Barbara Luciana Cenere e Marco Simoni<em>.</em> Edizioni Erickson, Trento, 2022.</p><p>Il libro è il frutto di un progetto che è stato realizzato nel corso di diversi anni denominato Progetto StArt (acronimo che significa stimolazione con l’arte) ideato presso il Centro Regionale per lo studio e la cura dell’Invecchiamento Cerebrale (Cric) dell’Azienda Ospedale Università di Padova, in collaborazione con il Comune di Padova e il Dipartimento dei Beni culturali dell’Università degli Studi di Padova.<br>
Nel manuale viene illustrato un protocollo di terapia di attivazione cognitivo-comunicativa mediato dalle arti visive pensato per la persona che vive con un disturbo neurocognitivo (come ad esempio la malattia di Alzheimer) in fase lieve-moderata. Il protocollo non si connota come arte terapia ma come percorso di riabilitazione e può essere svolto, non solo presso la struttura sanitaria, ma anche presso siti museali e di interesse storico-artistico.<br>
L’idea di coniugare arte e neuroriabilitazione nasce dalle crescenti evidenze scientifiche in merito ai benefici dei programmi museali per le persone che vivono con declino cognitivo.<br>
Il progetto StArt, tuttavia, si differenzia dalle numerose esperienze internazionali descritte in letteratura in quanto, non parte dall’istituzione museale, ma nasce e si sviluppa in un contesto medico-riabilitativo allo scopo di portare la riabilitazione oltre i confini del contesto sanitario, negli spazi della comunità, come ad esempio il museo o altri siti culturali locali. La forte e convinta condivisione e integrazione fra diverse competenze professionali ha fatto incontrare due mondi apparentemente molto distanti, quello dell’arte e quello della riabilitazione.</p><p>Il percorso che ne è scaturito è co-progettato con la persona interessata, riabilitativo ma anche formativo ed educativo sui piani artistico e sociale.<br>
La disabilità cognitiva rappresenta ancora oggi un pesante fattore di discriminazione: in questo senso, il valore formativo ed educativo del percorso proposto, restituisce alla persona che lo intraprende l’opportunità e il diritto di continuare a imparare. Il lavoro svolto in seduta e le visite al museo contribuiscono a stabilire un rapporto di familiarità con i musei in generale, e permette di vedere questi luoghi non più come austeri e inavvicinabili, ma come realtà vive e accessibili, luoghi piacevoli in cui andare o in cui ritornare, magari in compagnia dei propri familiari o di amici, sentendosi perfettamente a proprio agio.</p><p>Il Progetto StArt è, in definitiva, un «modello» che ottimizza risorse pubbliche esistenti (Azienda Ospedaliera, Comune, Università) integrandole fra loro in modo da creare una rete con le medesime finalità. Costituisce un sistema culturale che aumenta le opzioni terapeutiche e promuove cultura sulla fragilità e sulla malattia, che investe sulle risorse della persona contrastando la tendenza a rendere la disabilità cognitiva un elemento di discriminazione. Grazie al Progetto StArt, infatti, il Dipartimento dei Beni culturali dell’Università degli Studi di Padova offre ai propri studenti l’opportunità di svolgere un tirocinio formativo presso il Cric.<br>
Nel prossimo futuro, questi stessi studenti potrebbero lavorare all’interno di un’istituzione museale o in un contesto didattico e, come dei moltiplicatori, diffondere questo nuovo approccio. La sensibilità, le conoscenze e le competenze acquisite dagli studenti contribuiranno in modo significativo a modificare la percezione sociale della malattia, a superare lo stigma e i preconcetti che ad essa si legano. La sinergia fra le diverse istituzioni consente, inoltre, di realizzare un modello terapeutico economicamente sostenibile e riproducibile, in grado di affrontare una sfida rilevante non solo sotto il profilo clinico, ma anche sotto quello sociale e culturale.</p><p>Nell’ambito del progetto StArt, Azienda Ospedaliera, Comune e Università diventano nodi di una rete che tramite l’arte realizza opportunità di relazione e inclusione sociale, al fine di mantenere la persona saldamente ancorata alla propria comunità e parte integrante e attiva del proprio tessuto sociale e del proprio percorso di cura. Una rete in continuo dialogo per costruire una cultura comune, per affrontare una grande sfida sociale, una sfida di democrazia, per generare rispetto, diritti, condivisione, sostenibilità, nuove competenze professionali.</p><p>L’assessora al sociale Margherita Colonnello commenta: “<em>Siamo veramente orgogliosi a Padova, come Comune, come Università e come Azienda Ospedaliera di poter presentare un progetto che mette assieme diverse discipline, in questo caso la storia dell’arte e la medicina, per dare ai pazienti malati di Alzheimer un nuovo modo per tornare a essere parte attiva della società, in questo caso fare riabilitazione proprio all’interno del nostro Museo degli Eremitani. E’ un modo per far tornare persone, che dopo la diagnosi si sono ritratte tra le pareti di casa uscendo solo per andare in ospedale, in un luogo frequentato da tutti, e far ritrovare loro attraverso l’arte anche le memorie più antiche</em>”. </p><p>L’assessore alla cultura Andrea Colasio chiosa: “<em>L’arte, da sempre, trasmette emozioni, che toccano la parte più profonda e intima delle persone. Ed è grazie a questa sua capacità che possiamo utilizzarla come ‘gancio’ per recuperare una relazione con chi progressivamente perde questa capacità con progredire delle malattie neurocognitive. E’ un grande piacere sapere che le opere d’arte del nostro museo, svolgono questa funzione terapeutica, e che questo protocollo sviluppato in collaborazione con l’Università e l’Azienda Ospedaliera di Padova è il primo del genere in Italia ed è stato validato come trattamento terapeutica riconosciuto e applicabile nella pratica quotidiana</em>”.</p><p>Barbara Luciana Cenere, Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova e coautrice del volume spiega: “ <em>Il linguaggio dell’arte è terapeutico perché di fatto tutte le arti, fanno leva su quelli che sono i circuiti emozionali, quindi quelli che si preservano rispetto a quelli della memoria. Le emozioni, il fatto che ci sia un contatto visivo con l’opera d’arte permette alla persona di andare a ripescare attimi del vissuto e questo ha una valenza aggiunta. Questo è un progetto che nasce dalla collaborazione di più Enti. Di fatto si parte dalle sedute ambulatoriali che all’interno della riabilitazione in ambito logopedico adottano quelle che sono le arti visive. Quindi in ambulatorio i pazienti hanno la possibilità di vedere l’opera d’arte per la prima volta, vengono guidati attraverso una serie di domande alla lettura stilistica e formale dell’opera, e successivamente passano alle attività prettamente logopediche, poi in un secondo momento i pazienti hanno la possibilità di rivedere le opere d’arte all’interno della realtà museale, in un contesto più comunitario dove emergono meglio le sensazioni provate nella seduta in ambulatorio</em>”.</p><p>Carlo Gabelli, responsabile del Centro Regionale per l’invecchiamento cerebrale dell’Azienda Ospedaliera di Padova sottolinea: “<em>I benefici di questo progetto, sono molteplici innanzitutto sono quelli di riuscire a far capire al paziente che ci sono molte cose che può fare. Non ci sono solo cose che ha perso, una delle preoccupazioni maggiori espresse da ogni paziente, ma tante altre che può ancora fare. E poi la socializzazione, che è una leva importante per quanto riguarda lo stimolo cognitivo, viene unita alla stimolazione artistica e quindi riesce a riappropriarsi di una parte della città importante che è appunto il museo, e riesce a farlo in un gruppo rassicurante, senza dover affrontare da solo questa prova. Questa cosa si riunisce a delle tecniche di stimolazione cognitive che sono già da tempo state provate e consolidate per migliorare le sue capacità cognitive e si abbina ai farmaci che sono necessari nella terapia delle malattie di questo genere</em>”</p>
Comunicato stampa: Progetto “Dom. Veneto – Modello Housing first Regione Veneto”
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>Il Comune di Padova - Settore Servizi Sociali, ha sottoscritto una convenzione con Regione Veneto per la prosecuzione del Progetto “Dom. Veneto – Modello Housing first Regione Veneto”, il cui obiettivo generale è promuovere un processo di innovazione nell’ambito delle politiche di contrasto alla grave marginalità adulta, in particolare nel contesto specifico degli homeless, orientando obiettivi ed attività attraverso un approccio graduale di housing first come indicato nei documenti sottoscritti tra la Regione del Veneto e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. </p><p>Si tratta di finanziamenti a valere su Fondo sociale europeo programmazione 2014-2020, Programma operativo nazionale (Pon) inclusione e sul Fondo di aiuti europei agli indigenti, programmazione 2014-2020, Programma operativo per la fornitura di prodotti alimentari e assistenza materiale di base (Po I Fead). </p><p>Il finanziamento ammonta a complessivi 763.000 euro dei quali circa la metà verranno utilizzati per incrementare il numero di professionisti che si occupano della presa in carico delle persone e il numero di percorsi di reinserimento sociale (ipotizzati 24 percorsi di inserimento abitativo); l’altra parte è dedicata all’acquisto e alla distribuzione di beni di prima necessità (indumenti, coperte, prodotti per l’igiene, dotazioni di attrezzature e beni per allestimento alloggi di accoglienza temporanea ecc.)a favore delle persone in situazione di grave marginalità presenti nel territorio cittadino. </p><p>Il Comune di Padova in continuità con la progettualità già avviata con il Pon avviso 4 per rispondere all’obiettivo di rafforzare il sistema dei servizi a favore delle persone in situazione di marginalità estrema, ha individuato in specifico i seguenti fabbisogni: </p><ul>
<li>potenziamento della dotazione di risorse umane da dedicare alla presa in carico delle persone senza dimora, dotandosi di un'equipe multiprofessionale dedicata (1 assistente sociale, 2 educatori professionali), orientata al modello Housing first-led. L’equipe è specializzata nel promuovere la presa in carico delle persone e la re-inclusione sociale delle stesse, nel contesto sociale, con il coinvolgimento delle reti di comunità; realizzare attività educative volte al mantenimento e al recupero di autonomie nell’ambito della cura di sé, dell’igiene personale e dell’alloggio;</li>
<li>prosecuzione della collaborazione con i soggetti del terzo settore disponibili a realizzare progetti di accoglienza secondo il modello housing first, mettendo a disposizione alloggi di transito (housing led) e percorsi di accompagnamento verso l’autonomia degli ospiti;</li>
<li>promuovere attività di formazione per tutti i soggetti coinvolti e monitorare i percorsi individualizzati verso l’autonomia, in collaborazione con i ricercatori dell’Università di Padova. </li>
</ul><p>Con il finanziamento Po I Fead, si provvederà a coprire il fabbisogno delle persone senza dimora di beni materiali di prima necessità e azioni di accompagnamento per favorire l’accesso al sistema dei servizi; beni necessari per le esigenze domestiche per garantire a ciascuno dei beneficiari inseriti in percorsi di housing e in accoglienze temporanee una dotazione personale di beni. </p><p>Si tratta di dotazioni per alloggi e materiale di consumo quali: utensili da cucina, biancheria per la casa, kit di cancelleria, calzature, prodotti per l’igiene personale, kit di generi alimentari. </p><p>Padova si mostra ancora all’avanguardia nella lotta alle disuguaglianze e nelle politiche di inclusione. Includere significa anche comprendere che i senza fissa dimora hanno diritto ad una casa e operare per raggiungere questo obiettivo con fatti concreti. Ringrazio tutti quelli che hanno reso possibile questo nuovo significativo risultato. </p>