Concerto dedicato a Fabrizio De Andrè
Percorsi guidati "Passeggiando per Padova sulle tracce della Signoria carrarese" 2022
Convegno "Giù le mani dal mio cuore"
Tom Benetollo
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>Nel 1970 si trasferisce a Padova dove frequenta la locale università e collabora con alcune testate quali l'Unità e Veneto Sette. Nello stesso anno si iscrive al Partito Comunista Italiano e dopo la laurea lavora con alcune aziende agricole. Nel 1973 si iscrive alla FGCI, militando nella Federazione di Padova (nel 1975 fonderà con altri il giornale Il Collettivo); tale esperienza lo convince a lasciare ogni incarico lavorativo e a dedicarsi completamente alla politica.</p><p>Nominato dapprima funzionario della segreteria regionale della FGCI del Veneto ed in seguito segretario regionale, nel 1981 si trasferisce a Roma dove diventa il responsabile agli esteri della FGCI nazionale. In questa veste lotta contro l'installazione degli euromissili a Comiso e parteggia per la denuclearizzazione dell'Europa. Notato da Enrico Berlinguer, nel 1983 è responsabile pace per l'Ufficio esteri del PCI, che contribuirà ad allontanare dall'influenza dell'Unione Sovietica.</p><p>Nel 1987 si allontana dalla vita politica per iscriversi all'ARCI, di cui sarà presidente nazionale dal 1997 fino alla morte (in precedenza era stato, dal 1993, presidente di ArciNova, l'associazione più grande tra quelle che costituivano la Confederazione ARCI): per molto tempo fu anche il principale punto di riferimento dell'Arcs - Arci Cultura e Sviluppo (la Ong dell'ARCI - www.arcsculturesolidali.org) e di Ucca (l'Unione circoli cinematografici ARCI).</p><p>Aderente al movimento no-global, nel 2001 prende parte alle conferenza del Social Forum di Porto Alegre e di Mumbai. Si schiera in difesa di tutti i diritti, da quelli del mondo del lavoro a quelli dei gay e di tutte le minoranze sessuali e linguistiche e lotta per la chiusura dei Cpt, cercando di rendere più facile la cittadinanza di residenza e il diritto d'asilo agli immigrati.</p><p>Muore prematuramente, all'età di 53 anni, a causa di un aneurisma dell'aorta.</p>
Antonio Papisca
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>Emerito, già professore ordinario di Relazioni internazionali nell’Università di Padova, dopo aver percorso le tradizionali tappe della carriera universitaria (Assistente ordinario di Organizzazione internazionale presso l’Università di Parma nel 1965, Libero Docente di Diritto internazionale e professore incaricato presso le Università di Parma e di Catania), ha vinto nel 1975 il concorso per la cattedra di Scienza Politica-Relazioni internazionali nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Catania. E’ stato chiamato a Padova nel 1978 a ricoprire, presso la Facoltà di Scienze Politiche, la cattedra di Relazioni internazionali.</p><p>Nel 1980 è stato eletto Preside della Facoltà di Scienze Politiche. La sua preoccupazione maggiore era quella di dare un segnale di forte discontinuità con il passato.</p><p>Nel 1982 ha creato il Centro di studi e di formazione sui diritti della persona e dei popoli, poi divenuto Centro di Ateneo per i Diritti Umani. Era il primo Centro in Europa e nel mondo che veniva istituito all’interno di una università.</p><p>L’appello contenuto nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, di promuovere “<em>con l’insegnamento e l’educazione</em>” il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, veniva istituzionalmente raccolto e incardinato nell’antico Ateneo patavino il cui celebre motto è Universa universis patavina libertas. Il Centro nasceva nel segno della speranza e della rinnovata capacità creativa del mondo universitario.</p><p>La visione di Antonio Papisca era quella di un umanesimo integrale da realizzarsi nello spazio dilatato dei diritti umani internazionalmente riconosciuti, nella costante tensione a costruire un ordine di pace, dalla Città all’ONU, in cui vita e pace, stato di diritto e stato sociale sono assunti come due facce della stessa medaglia. Interdipendenti e indivisibili.</p><p>L’obiettivo strategico di inserire nell’ordinamento universitario italiano l’insegnamento dei diritti umani viene raggiunto nel 1988, 40° anniversario della Dichiarazione universale, quando entrò in funzione la Scuola (triennale) di specializzazione in Istituzioni e tecniche di tutela dei diritti umani poi trasformata, con la riforma universitaria, nella Laurea magistrale in Istituzioni e politiche dei diritti umani e della pace.</p><p>Dieci anni dopo, nel 50° anniversario della Dichiarazione universale, promuove la creazione del Master Europeo in Diritti Umani e Democratizzazione, progetto maggiore dell’Unione Europea di cui quest’anno ricorre il 20° anniversario.</p><p>Oggi le università partner sono 41, da tutti i paesi membri dell’UE e si riuniscono nel Centro Inter-Universitario Europeo per i Diritti Umani e la Democratizzazione istituito ancora su iniziativa del professor Papisca nel 2003.</p><p>Nel 1999 l’UNESCO, quale riconoscimento per il suo straordinario impegno nel campo dell’educazione alla pace e ai diritti umani, gli attribuisce la Cattedra Unesco “Diritti umani, democrazia e pace”.</p><p>Nel 1999 firma a Ginevra, insieme all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Mary Robinson, un Memorandum of Understanding tra il Centro Diritti Umani e l’Ufficio dell’Alto Commissario.</p><p>Nel 1986, proclamato dalle Nazioni Unite Anno internazionale per la pace, fonda e dirige la Rivista “Pace, diritti dell’uomo, diritti dei popoli” (Liviana, poi Cedam), sostituita a partire dal 2004 dalla Rivista “Pace diritti umani/Peace human rights” (Editori Marsilio, Venezia).</p><p>Nel 2010 fonda e dirige l’Annuario italiano dei diritti umani / Italian Yearbook of Human Rights pubblicato in italiano e in inglese.</p><p>L’impegno di Antonio Papisca per la pace e i diritti umani è sempre andato di pari passo con quello per l’integrazione europea.</p><p>Nel 1971 fonda e dirige per diversi anni l’Istituto Superiore Europeo di Studi Politici di Reggio Calabria e nel 1976 il Centro di Documentazione Europea presso lo stesso Istituto.</p><p>Nel 1975 fa parte del Gruppo di esperti del Primo Ministro del Belgio Leo Tindemans per la preparazione del “Rapporto sull’Unione Europea”. Nella seconda metà degli anni ’70 partecipa al Gruppo di ricerca sulle politiche della Comunità Europea promosso dalla Commissione Europea, al “Research Committee on European Unification” della “International Political Science Association” (IPSA) ed è membro del Board della Rivista “Journal of Common Market Studies”.</p><p>Il suo impegno civile a favore dell’integrazione europea è continuato nel tempo.</p><p>E’ stato fondatore e Presidente dell’Associazione Universitaria di Studi Europei (AUSE), Presidente della “European Community Studies Association” (ECSA-World), e membro del Consiglio Universitario Europeo per il Programma Jean Monnet.</p><p>A partire dal 2002 ha contribuito alla riflessione della Commissione Europea sul Dialogo interculturale come strumento utile all’arricchimento dei diritti umani e alla conoscenza e comprensione reciproca tra i paesi dell’Unione e i paesi dall’area mediterranea e del Medioriente.</p><p>Nel 2004 è stato insignito del titolo di professore Jean Monnet ad honorem dalla Commissione europea. E’ stato relatore negli “Ateliers del Comitato delle Regioni dell’UE sulla multilevel governance” (Bruxelles, 2008-2009), contribuendo alla elaborazione del “Libro bianco” del Comitato sulla multilevel governance. Relatore anche nella udienza conoscitiva al Parlamento Europeo sull’adesione dell’Unione Europea alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali (Bruxelles, marzo 2010).</p><p>Fin dall’inizio il suo lavoro di ricerca si distingue per la particolare attenzione portata alla tematica dell’organizzazione internazionale, delle Nazioni Unite e dell’integrazione europea.</p><p>Nel 1968 pubblica il volume L’intervento delle Nazioni Unite nelle consultazioni popolari(Milano, Giuffrè). Si segnalano anche quattro saggi rispettivamente su: Le Organizzazioni latino-americane di cooperazione economica, in “Diritto internazionale”, 1, 1966; Dumping e antidumping nel diritto internazionale, in “Diritto internazionale”, 3, 1970; Commento all’articolo 52, in R.Quadri, R.Monaco, A.Trabucchi (a cura), “Commentario al Trattato istitutivo della Comunità europea del carbone e dell’acciaio”, Milano Giuffrè, 1970; Aspetti giuridici delle relazioni commerciali Cee-Usa, in “Rivista di Politica Economica”, VII, 1970.</p><p>Nel 1973, pubblica il primo manuale ‘politologico’ in Italia dedicato alle Relazioni internazionali, intitolato Introduzione allo studio delle relazioni internazionali (Torino, Giappichelli). A questo lavoro che, per la varietà dei temi trattati, risulta essere quello di più ampio respiro, seguono altre tre monografie dedicate all’analisi politologica del sistema dell’integrazione europea. Egli è stato il primo politologo italiano a pubblicare un libro di scienza politica dedicato all’integrazione europea, intitolato Comunità Europea e sviluppo politico. Contributo all’analisi del sistema politico europeo (Reggio Calabria, Editori Meridionali Riuniti, 1974), al quale hanno fatto seguito i volumi Dalla Comunità all’Unione Europea (Roma, Bulzoni, 1976) e Verso il nuovo Parlamento Europeo (Milano, Giuffrè, 1978). Nel 1979 cura per l’Editore Giuffrè la “strenna” L’Europa tra amici e nemici.</p><p>Gli studi politologici sull’integrazione europea lo portano ad occuparsi alla fine degli anni ’70 del tema della democrazia internazionale con numerose pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali, tra le quali si segnala il saggio Rendimento delle istituzioni internazionali e democrazia internazionale, in “Teoria Politica”, 2, 1986. Con il volume Democrazia internazionale, via di pace. Per un nuovo ordine internazionale democratico (Milano, F.Angeli), pubblicato nel 1986 e al quale sono seguite altre quattro edizioni, il prof. Papisca pone le basi teoriche per un nuovo approccio allo studio delle relazioni internazionali fondato sulla centralità della persona umana, svolgendo riflessioni che troveranno ampio sviluppo nei rapporti dello UNDP sulla human security.</p><p>Il suddetto volume è presentato a Roma, il 28 novembre del 1987, nella sede della rivista “La Civiltà Cattolica”, dagli Onorevoli Giorgio Napolitano e Giulio Andreotti e da Mons. Helder Camara, Arcivescovo di Recife-Olinda.</p><p>Quello della democrazia internazionale è un tema che il prof. Papisca ha continuato a coltivare pubblicando nel 2003 Diritto e democrazia internazionale, via di pace. Riflessioni sullo Ius novum universale (Quaderno monografico n.15 di “Mosaico di Pace”, Molfetta).</p><p>Gli studi nel campo dei diritti umani sono strettamente correlati con quelli sulla democrazia internazionale ed hanno fin dall’inizio un respiro europeo ed internazionale. Nel 1984 pubblica il saggio Droits de l’homme et démocratie internationale, in R. Papini (ed),Droits des peuples, droits de l’homme (Paris, Editions du Centurion). Nel 1989 cura insieme con G.B.Kutukdjan, sulla base di apposita convenzione con l’Unesco, la pubblicazione del volume Rights of Peoples/Droits des Peuples (Padova, Cedam) contenente gli atti delle principali conferenze internazionali organizzate dall’Unesco sui diritti dei popoli.</p><p>Nel 1997 pubblica, insieme con M. Mascia, il manuale per il corso di Relazioni internazionali intitolato Le relazioni internazionali nell’era dell’interdipendenza e dei diritti umani (Padova, Cedam, 4a edizione 2012).</p><p>Nel 2011 pubblica il volume Il Diritto della dignità umana. Riflessioni sulla globalizzazione dei diritti umani, Venezia, Marsilio.</p><p>Antonio Papisca ha accompagnato l’attività scientifica e didattica con un forte impegno civile a livello nazionale e internazionale.</p><p>Ha fatto parte del Gruppo di Esperti UNESCO “per la elucidazione di idee e principi relativi ai diritti dei popoli” (Parigi, 1989), fondatore e Direttore della “International University of Peoples Institutions for Peace”, IUPIP (Rovereto, Comune-Fondazione Campana dei Caduti, 1992-1994), nonché membro della Giuria del Tribunale Permanente dei Popoli (Sessione speciale su “La conquista dell’America e il Diritto internazionale” (Padova-venezia 1992).</p><p>E’ stato responsabile della Commissione Diritti Umani della “Helsinki Citizens Assembly”, fondata da Vaclav Havel nel 1990, nonché membro del Gruppo dei nove Esperti nominati dal Ministro degli Affari Esteri per la preparazione dello Statuto del Tribunale Internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia (Roma, 1993), del Gruppo di lavoro per gli adempimenti dell’Italia conseguenti alla istituzione del Tribunale per la ex Jugoslavia, Ministero di Grazia e Giustizia (Roma, 1993), della Commissione Nazionale dell’UNESCO, Ministero degli Affari Esteri (Roma, 1994-1998), del Comitato Interministeriale Diritti Umani, CIDU, presso il Ministero degli Affari Esteri (Roma, 1995-2001), della Commissione Diritti Umani presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (Roma, 1998-2001), del Comitato scientifico della “City Diplomacy” (The Hague, 2007-2008).</p><p>E’ stato membro del Consiglio Scientifico della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, SIOI (Roma), del Comitato Scientifico dell’Istituto Nazionale per i Diritti dei Minori, INDIMI (Roma), del Comitato Scientifico della Fondazione Intercultura (Roma), del Comitato Scientifico Internazionale dell’Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia, ISIG, del Comitato Scientifico delle Riviste “Futuribili”, “European Union Review”, “Transnational Associations”, dello Scientific Advisory Board dello “European Yearbook on Human Rights”, della Commissione Ministeriale per la sperimentazione del programma “Cittadinanza e Costituzione”, del Comitato Etico di Telethon (Milano), del Comitato Consultivo dei Diritti Umani della SIOI (Roma) e del Centro Internazionale di Studi Gentiliani.</p><p>Ha ricevuto significativi riconoscimenti nazionali e internazionali: nel 1966 “Adlai E. Stevenson Fellowship” per l’Europa occidentale presso lo “United Nations Institute for Training and Resarch”, UNITAR (New York, 1966-1967), Cittadinanza onoraria della Città martire di Boves (25 aprile 1990), nel 1999 la UNESCO Chair on Human Rights, Democracy and Peace, nel 2001 “Aldo Farina Award in Education for Cooperation”, conferito a Turku (Finlandia) dal Coordinamento dei Comitati Nazionali UNICEF, nel 2004 Jean Monnet Professor ad honorem, nel 2005 “International Award St. Anthony” (Witness section), nel 2007 “Jean Monnet Successful Stories” (Europe for Lifelong Learning, European Commission, Brussels).</p><p>Con i suoi scritti Antonio Papisca ha accompagnato i Beati i Costruttori di Pace che rompevano l’assedio di Sarajevo, gli obiettori di coscienza della Comunità Papa Giovanni XXIII che partivano per la ex Jugoslavia, la Tavola della pace e il Coordinamento nazionale degli Locali per la pace e i diritti umani nel dar vita all’Assemblea dell’ONU dei Popoli, gli enti del servizio civile e le associazioni pacifiste nel promuovere l’esperienza dei Corpi civili di pace.</p><p>Il suo ultimo grande impegno è stato per il riconoscimento della pace come diritto fondamentale della persona e dei popoli. La Cattedra UNESCO in Diritti Umani, Democrazia e Pace dell’Università di Padova, insieme con il Centro di Ateneo per i Diritti Umani e il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, ha promosso una capillare campagna in Italia a sostegno del lavoro del Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite. Oltre trecento Consigli di Comuni e Province e cinque Consigli Regionali hanno adottato un puntuale ordine del giorno al riguardo. La Dichiarazione delle Nazioni Unite sul Diritto alla pace è stata approvata dall’Assemblea generale il 19 dicembre 2016.</p><p>Antonio Papisca, Maestro di scienza e di vita, ha dedicato la sua vita all’educazione dei giovani, alla formazione degli insegnanti e alla ricerca scientifica.</p><p>Un uomo di fede che ha lottato con la forza dell’amore e della nonviolenza per la pace e i diritti umani sia attraverso l’insegnamento e la ricerca sia attraverso l’impegno civile. Non si risparmiava, andava a parlare nelle scuole, nelle università, nelle parrocchie, nelle associazioni di volontariato, nei consigli comunali.</p>
Claudio Sinigaglia
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>Claudio Sinigaglia (Padova, 8 marzo 1958 – 13 ottobre 2020) laureato in Lettere e Filosofia all’Università degli Studi di Padova, è stato insegnante, animatore dell’Azione Cattolica, responsabile della formazione degli obiettori di coscienza alla Caritas Diocesana, consigliere circoscrizionale e poi comunale a Padova, vicesindaco di Padova e consigliere della Regione Veneto</p><p>Nel 1990 viene eletto consigliere comunale a Padova con la Democrazia Cristiana.</p><p>Nel 1991 è membro dell’assemblea dell’ULSS 21-Padova. Nel 1993 è membro del comitato dei garanti dell’ULSS 21-Padova.</p><p>Viene rieletto consigliere comunale nel 1995 e nello stesso anno viene nominato assessore a Politiche abitative – Casa e Peep – Sport – Norme regolamentari e Decentramento nella giunta con sindaco Flavio Zanonato.</p><p>Nel 1999 è segretario provinciale del Partito Popolare.</p><p>Viene rieletto consigliere comunale nel 1999. Dal 2004 al 2009 viene nominato vicesindaco con deleghe al Sociale e allo Sport. Nel 2009 viene rieletto in Consiglio Comunale e nominato assessore con le medesime deleghe.</p><p>Nel 2010 e nel 2015 viene eletto in Consiglio Regionale dove ricopre il ruolo di vice presidente della V Commissione sanità e membro della VI Commissione cultura, turismo e sport.</p><p>Viene ricordato come protagonista del mondo del volontariato per il suo grande impegno nella vita della città, soprattutto nel settore sociale, nello sport e nell'associazionismo di quartiere.</p><p>Da giovane è allenatore di calcio (categoria esordienti) e Presidente della Polisportiva Victor-Chiesanuova.</p><p>Come assessore allo Sport dà grande spinta al Centro comunale di Formazione fisica attività motoria per bambini e ragazzi dai 5 ai 14 anni.</p><p>Nel 1996 organizza il Campionato Mondiale di Pattinaggio a rotelle (corsa) nello scenario del Prato della Valle (a cui seguirà la passione dei padovani per lo skate serale in Prato).</p><p>Negli stessi anni apre al pubblico il Centro Sportivo comunale a Chiesanuova/Brentella (impianto polifunzionale-multidisciplinare e significativo parco urbano) oggi intitolato a Filippo Raciti e in progressivo sviluppo.</p><p>Dal 2004-2009 sostiene e promuove lo sport di base realizzando impianti sportivi pubblici: 10 palestre in arco-struttura a Pontevigo­darzere, Arcella, Mortise, Altichiero, Forcellini, Parco Morandi, S.Osvaldo, Ponte di Brenta, Nativitas, Salboro; 2 palestre in muratura per gli impianti sportivi di Salboro e Madonna Incoronata (messe a disposizione anche per l’attività motoria degli alunni delle scuole primarie di Torre e Montà); il Palaghiaccio di via Plebiscito.</p><p>Nel 2007 organizza lo svolgimento dei campionati italiani assoluti di atletica allo stadio Euganeo.</p><p>Nel 2008 è promotore della “Carta etica dello sport padovano” e nel 2017 della “Carta etica dello sport nel Veneto” condividendo e recependo pienamente i principi ispiratori del Panathlon international per la diffusione dell’etica e della cultura sportiva nel mondo.</p><p>Nel 2009 ammoderna l’ex Palasport San Lazzaro, l’attuale Kioene Arena Padova, dotando l’impianto di tribune telescopiche laterali, spazi flessibili ed insonorizzazione per ospitare grandi eventi musicali.</p><p>Nel 2010 realizza il Palaindoor per l'atletica leggera e la ginnastica artistica, una delle più grandi strutture stabili al coperto presenti in Italia con tale destinazione. Il 13 ottobre 2021, ad un anno dalla morte, viene posta una targa presso questa struttura - a memoria del suo impegno - che recita: “<em>A Claudio Sinigaglia la città di Padova riconoscente</em>”.</p><p>Da assessore al Sociale dedica grande attenzione e collaborazione alle associazioni che si occupano delle donne vittime di tratta.</p><p>Dal 2003 promuove Progetti di Sviluppo di Comunità alla Stanga (“Conoscersi”), alla Guizza (“La Bricola”), all’Arcella, nonché Centri delle Famiglie alla Stanga, all’Arcella e alla Guizza.</p><p>Dal 2007 dà vita alla "Scuola dei Genitori", un’iniziativa del settore Servizi Sociali del Comune di Padova.</p><p>Tra il 2007 e il 2008 promuove il progetto di <em>welfare</em> generativo per i nomadi di via Tassinari “Dal campo nomadi alla città”, riconosciuto dalla Comunità Europea come progetto modello.</p><p>Mette in rete le diverse realtà dell’associazionismo e del terzo settore sviluppando i “tavoli di coordinamento” su Povertà, Dipendenze, Anziani, Disabilità.</p><p>Negli anni 2005-2006 definisce e attiva, in collaborazione con “Caritas” e con tutte e le parrocchie cittadine e il mondo dell’associazionismo, i piani “Accoglienza invernale” ed “Emergenza freddo” e così pure il “Tavolo di coordinamento cittadino Senza Dimora” con l’obiettivo di fornire, a chi ne ha bisogno, assistenza, ristoro, un luogo caldo e sicuro dove dormire d’inverno.</p><p>Da assessore al Decentramento (2004-2009) potenzia il ruolo dei Consigli Circoscrizionali, ridefinendone il numero e le competenze, riqualificandone le sedi territoriali e potenziandone le capacità amministrative.</p><p>Da consigliere regionale profonde il proprio impegno soprattutto nell’ambito socio-sanitario, con una particolare attenzione alle tematiche inerenti le case di riposo; lo ricordiamo anche ispiratore (come relatore e primo firmatario della Legge Regionale 35/2018) della Dichiarazione “Veneto Terra di Pace” firmata a Villa Giusti il 4 Novembre 2018 (nel centesimo anniversario della fine della Grande Guerra) da tutte le istituzioni politico-amministrative, accademiche ed episcopali del Veneto.</p><p>I colleghi lo ricordano con queste parole: “<em>Se non avesse dovuto lottare con un male più forte della vita e della sua volontà, avrebbe continuato a rappresentare quei valori di giustizia, solidarietà, umanità, rispetto e fede che sono stati la cifra del suo impegno di cattolico, di amministratore e di politico democratico. A Claudio Sinigaglia siamo tutti debitori, non solo come classe politica, ma come cittadini: la sanità, lo sport e la pratica sportiva, la promozione del volontariato e dell’associazionismo, l’attenzione per la disabilità e per i più fragili, il servizio civile, la famiglia, l’accesso all’edilizia pubblica residenziale</em>”.</p><p>Dal 2020 è stato attivato un progetto in sua memoria rivolto alle scuole della città.</p><p>Un suo pensiero…</p><p>“<em>Non si può improvvisare, bisogna avere sempre un progetto e, per realizzarlo, si deve per prima cosa formare la propria persona e poi bisogna sempre essere informati e aggiornati</em>”.</p>
Stefania Ezterodt Omboni
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>Nasce a Bruxelles nel marzo 1839 da padre tedesco e madre inglese; vive l’infanzia in Belgio e la giovinezza in Russia. Dopo essere stata, per qualche tempo, precettrice in casa dell’ambasciatore belga a Milano, giunge a Padova nel 1870. Si sposa con il professor Giovanni Omboni, docente di geologia presso l’Università patavina e intraprende una serie di iniziative che la porteranno al centro della vita culturale e sociale della città: assieme a Rosa Piazza promuove nei primi anni 1870 un Comitato femminile per l’istituzione di un “giardino froebeliano”, che sorge effettivamente nel 1874; nel 1883, in seguito alla disastrosa alluvione dell’anno prima, lavora alla fondazione della prima cucina economica della città; da presidente dell’Associazione padovana contro l’accattonaggio promuove poi la nascita del “Ricovero diurno per i piccoli mendicanti” che diviene nel 1895 un istituto destinato ad accogliere l’infanzia materialmente e moralmente abbandonata, alla quale offrire un percorso che mirasse all’autosufficienza, pur nel rispetto del ruolo delle famiglie. Convinta che simili istituzioni non dovessero concepirsi come forme di beneficenza, ma come stimolo temporaneo all’intervento pubblico, si dedica, sempre senza protagonismo, ad ogni iniziativa educativa cittadina, compresa la locale Società zoofila. Ama la musica e le arti in genere e sostiene così alcuni giovani promettenti tra cui Fausto Zonaro, poi affermato pittore.</p><p>Libera pensatrice, traduce dal tedesco e cura la prima edizione italiana del saggio di David Strauss, noto esponente della Sinistra hegeliana, “L’antica e la nuova fede” ed è in contatto con alcuni esponenti dell’intellighentsia europea, come documentato anche da alcuni libri conservati nel Museo dell’educazione di Padova. Partecipa alla battaglia abolizionista contro la prostituzione di stato, firmando interventi sul periodico “La Donna” di Gualberta Beccari e divenendo membro del comitato italiano della Federazione Britannica e Continentale contro i regolamenti pubblici in materia.</p><p>Di formazione protestante, ma aperta ad una ricerca spirituale ecumenica, si avvicina agli ambienti dell’Unione per il Bene, a carattere interconfessionale e vuole che nella cura dei bambini del suo istituto, pur nel rispetto di tutte le fedi, non sia mai impiegato personale religioso, al punto da prescriverne la laicità anche nel proprio testamento. È ancora tra le promotrici della prima “scuola professionale femminile” di Padova nel 1893, membro del consiglio direttivo dell’Università Popolare e collaboratrice della rivista dell‘Unione Femminile di Milano, di orientamento socialista, dove scriveva nel 1901:</p><p>“<em>Finch</em><em>é </em><em>lasciamo crescere nell</em><em>’</em><em>abbandono, nella miseria, in un ambiente fatalmente viziato falangi di povere creature condannate per forza a cadere nei bassi fondi del pauperismo parassitico o colposo, che cosa si può sperare? Tutti gli altri sforzi per migliorare l</em><em>’</em><em>ambiente sociale saranno più o meno paralizzati da questa zavorra impura. Tale opera di salvataggio non è opera di semplice carit</em><em>à, </em><em>è anzitutto opera di utilit</em><em>à </em><em>sociale, è diritto e dovere</em><em>. L’</em><em>amore ne </em><em>è guida e la ragione la impone</em>”.</p><p>Aderente al piccolo Comitato pro suffragio femminile, che sorge a Padova nel 1906 in spirito risorgimentale allo scoppio della Grande guerra, è tra le principali esponenti del Comitato di preparazione civile e quindi del Comitato di mobilitazione femminile.</p><p>Si spegne a Padova nel 1917.</p><p><strong>Da Enciclopedia delle Donne</strong></p>
Comunicato stampa: cerimonia per il 107° anniversario del genocidio armeno
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>La cerimonia commemorativa per il 107° anniversario del genocidio armeno si terrà <strong>sabato 23 aprile, alle ore 10:0</strong><strong>0 nel Cortile di Palazzo Moroni</strong>, via VIII febbraio.<br>
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Dopo la deposizione di una corona di alloro, presso il bassorilievo in bronzo a ricordo dei martiri del genocidio armeno, prenderanno la parola il Sindaco e il rappresentante della Comunità armena e dell’associazione Italiarmenia, ​Aram Giacomelli.</p>