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Comunicato stampa: graduatorie per gli asili nido comunali per il prossimo anno scolastico

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Le informazioni cruciali per le famiglie in attesa di assegnazione ai servizi educativi per la prima infanzia.
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<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>Sono state pubblicate le graduatorie per gli asili nido comunali per il prossimo anno scolastico.</p><p>Sono pervenute 580 domande, di cui 267 per i piccoli e 313 per i medio grandi, su 423 posti disponibili. I posti assegnati da graduatoria sono 377 (italiani 286, stranieri 91). Rimangono in lista d&rsquo;attesa 128 piccoli e 124 medio-grandi.</p><p>"R<em>ispetto allo scorso anno c&rsquo;&egrave; una maggiore richiesta di accoglienza nei nostri nidi in alcune zone della citt&agrave; &ndash; </em><strong>commenta l&rsquo;assessora alle politiche scolastiche</strong><em> - si spera con l'assestamento della seconda scelta di dare una collocazione a pi&ugrave; bambini possibili</em>&rdquo;.</p><p>Tra le domande ammesse, 353 sono pervenute da residenti e 24 da non residenti.</p><p>Tutte le famiglie i cui bambini sono stati ammessi verranno contattate tramite posta elettronica dagli uffici del Settore per la conferma dell'accettazione del posto.</p>

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88311

Comunicato stampa: graduatorie scuole dell'infanzia comunali

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Descrizione breve
"Annuncio delle nuove graduatorie per l'accesso alle scuole dell'infanzia del comune"
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<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>Sono state pubblicate le graduatorie per le scuole dell&rsquo;infanzia comunali per il prossimo anno scolastico. Sono pervenute 302 domande su 280 posti disponibili. I posti assegnati sono 254. Non &egrave; stato possibile assegnare tutti i posti in quanto, per due scuole, Il mago di Oz e Wollemborg, sono pervenute meno domande rispetto ai posti disponibili. Pertanto le domande rimaste in lista d&rsquo;attesa sono 48.</p><p><em>"Come tante strutture in citt&agrave; anche le scuole dell'infanzia comunali risentono della crisi demografica. Nel complesso i posti richiesti sono inferiori alla disponibilit&agrave; anche se alcune scuole hanno una lista d'attesa</em> - precisa l&rsquo;assessora alle politiche scolastiche Cristina Piva - <em>Queste richieste potrebbero essere soddisfatte dell'assegnazione della seconda scelta che verr&agrave; presa in esame successivamente</em>".</p><p>La lista d&rsquo;attesa riguarda 7 scuole (Bruno Munari, Cremonese, Girotondo, Il girasole, Luigi Gui, Sant&rsquo;Osvaldo, San Lorenzo da Brindisi) per le quali sono pervenute pi&ugrave; domande rispetto ai posti disponibili. Alla scuola Rossi sono pervenute domande uguali ai posti disponibili.<br>
La percentuale di accoglibilit&agrave; delle domande pervenute rispetto ai posti assegnati &egrave; stata pertanto dell&rsquo;84,1%.</p><p>Le famiglie dei bambini ammessi saranno contattate dall'ufficio per la conferma dell'accettazione del posto.</p>

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87381

I menù degli Asili nido

Descrizione breve
Menù stagionali dei nidi
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In tutti gli Asili nido esistono cucine interne, solo per l'Asilo nido integrato "Girotondo", sprovvisto di cucina interna, il pasto viene preparato e consegnato caldo dalla ditta incaricata del servizio di refezione (menù veicolato).
Il menù è preparato, come previsto nell' allegato D del capitolato, su base mensile e stagionale dalle dietiste del Comune di Padova, in collaborazione col servizio nutrizione ed igiene degli alimenti dell'Ulss 6 Euganea.
Il servizio veicolato è affidato alla ditta Dussmann Service srl che si avvale, per la preparazione dei pasti veicolati, del centro di cottura comunale.

Di seguito i menù stagionali proposti:

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86712

Comunicato stampa: "Monet. Capolavori dal Musée Marmottan Monet, Paris" al San Gaetano

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Descrizione breve
Un viaggio immersivo nell'arte impressionista attraverso le opere iconiche del maestro francese.
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<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>A 150 anni dalla prima mostra a Parigi che sanc&igrave; la nascita del movimento Impressionista nel 1874, dal 9 marzo&nbsp;al Centro Culturale Altinate | San Gaetano&nbsp;di&nbsp;Padova&nbsp;verr&agrave; dedicato un tributo a colui che &egrave; passato alla storia come padre della corrente artistica pi&ugrave; amata al mondo:&nbsp;Claude Monet.</p><p>Era il 15 aprile 1874 quando, nella galleria del fotografo F&eacute;lix Nadar in boulevard des Capucines 35 a Parigi, venne inaugurata una mostra che avrebbe cambiato per sempre la storia dell&rsquo;arte.</p><p>Una mostra &ldquo;indipendente&rdquo;, lontana dai canonici stilemi compositivi e accademici, con centosessantacinque opere eseguite da trentuno artisti appartenenti alla cosiddetta &ldquo;Societ&agrave; anonima degli artisti, pittori, scultori, incisori&rdquo;, tra cui gli allora sconosciuti Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Paul Cezanne, Camille Pissarro, Alfred Sisley, Edgar Degas, Berthe Morisot. Opere ritenute sovversive e che non incontrarono un esito positivo di pubblico e critica portando a un completo fallimento dell&rsquo;esposizione.</p><p>Una rivoluzione che prese il via proprio dal titolo di un&rsquo;opera di Claude Monet &ldquo;<em>Impression, soleil levant&rdquo;</em> dipinta nel 1872 e attualmente custodita presso il Mus&eacute;e Marmottan Monet di Parigi, in cui viene impressa sulla tela l&rsquo;impressione di un sole che sorge, una fugace sensazione piuttosto che una vivida riproduzione della realt&agrave;, mettendo al centro il colore e la luce. &Egrave; da questo capolavoro di Monet che il critico Louis Leroy coni&ograve; il termine &ldquo;Impressionismo&rdquo;, il momento dal quale tutto ebbe inizio, consacrando il movimento impressionista come la corrente artistica pi&ugrave; amata dal grande pubblico in tutto il mondo.</p><p>E oggi,&nbsp;Arthemisia&nbsp;insieme al Comune di Padova e al Mus&eacute;e Marmottan Monet di Parigi, dar&agrave; vita ad un racconto emozionante, attraverso l&rsquo;esposizione di 60 capolavori &ndash; tra cui le Ninfee, gli Iris, i Paesaggi londinesi e molti altri ancora &ndash; arricchiti da sale spettacolari, tantissimi contenuti, video, testimonianze e atmosfere magiche. Le opere esposte nella mostra sono quelle conservate al Mus&eacute;e Marmottan Monet che custodisce la pi&ugrave; grande e importante collezione di dipinti dell'artista francese, frutto della generosa donazione fatta dal figlio Michel nel 1966. Sono le opere a cui Monet teneva di pi&ugrave;, le &ldquo;sue&rdquo; opere, quelle che ha conservato gelosamente nella sua casa di Giverny fino alla morte, da cui non ha mai voluto separarsi. La mostra &egrave; quindi anche un viaggio nel mondo intimo di Monet, nella sua casa e nella sua anima.</p><p>L&rsquo;esposizione rappresenta anche un evento eccezionale dal momento che &egrave; una delle ultime occasioni, almeno per qualche anno, per poter vedere in Italia le maggiori opere di Monet. A Padova saranno esposti capolavori quali <em>Ritratto di Michel Monet con berretto a pompon</em>&nbsp;(1880), <em>Il treno nella neve. La locomotiva</em> (1875), <em>Londra. Parlamento. Riflessi sul Tamigi</em>&nbsp;(1905), oltre a tutte le opere di grandi dimensioni come le eteree <em>Ninfee</em>&nbsp;(1917-1920) e gli evanescenti <em>Glicini</em>&nbsp;(1919-1920).</p><p>La mostra "<em>Monet. Capolavori dal Mus&eacute;e Marmottan Monet, Paris</em>", promossa dal Comune di Padova, &egrave; prodotta ed organizzata da Arthemisia&nbsp;in collaborazione con il Mus&eacute;e Marmottan Monet di Parigi&nbsp;ed &egrave; curata da Sylvie Carlier, curatrice generale del Mus&eacute;e Marmottan Monet, con la co-curatela della storica dell'arte Marianne Mathieu&nbsp;e l'assistente alla curatela del Mus&eacute;e Marmottan Monet Aur&eacute;lie Gavoille.</p><p>La mostra vede come <em>sponsor</em> Generali Valore Cultura&nbsp;e&nbsp;AcegasApsAmga, <em>media partner</em>&nbsp;la Repubblica,<em>&nbsp;special partner</em> Ricola&nbsp;e <em>mobility partner</em> Frecciarossa Treno Ufficiale. Catalogo edito da&nbsp;Skira.</p><p><strong>LA MOSTRA</strong></p><p>Il Mus&eacute;e Marmottan Monet, di propriet&agrave; dell'Acad&eacute;mie des Beaux-Arts di Parigi, accoglie la pi&ugrave; grande collezione al mondo di opere di Claude Monet, con l&rsquo;intento di far conoscere l'opera dell'artista e renderla accessibile al maggior numero possibile di persone, in particolare attraverso mostre temporanee. La mostra al Centro Culturale Altinate | San Gaetano &ndash; che presenta sessanta opere che comprendono i capolavori di Monet, ma anche lavori di Delacroix, Boudin, Jongkind, Renoir e Rodin, che furono suoi maestri e amici &ndash; si fa portavoce di questa ambizione ed &egrave; particolarmente significativo in quanto rappresenta la prima esposizione delle opere provenienti dall'istituzione parigina nella citt&agrave; di Padova. L&rsquo;esposizione passa in rassegna le tappe della ricerca artistica del pittore: dagli inizi della sua carriera sulla costa della Normandia, attraverso i viaggi in Olanda, Norvegia e Londra, fino all'opera finale, le Ninfee, dipinti che il pittore ha conservato gelosamente nella sua casa di famiglia a Giverny, fino alla sua morte. &Egrave; un&rsquo;occasione per immergersi nella rigogliosa creativit&agrave; di Monet e coglierne le fonti di ispirazione, trasportati nel suo mondo intimo.</p><p><strong>Prima sezione - <em>Le origini del Mus&eacute;e Marmottan Monet: dall'impero all'impressionismo</em></strong></p><p>Nel 1932, Paul Marmottan (1856-1932) lasci&ograve; in eredit&agrave; il suo palazzo nel 16&deg; <em>arrondissement </em>di Parigi e le sue collezioni all'Acad&eacute;mie des Beaux-Arts che, nel 1934, trasform&ograve; l'edificio in un museo. I mobili imperiali e i dipinti neoclassici sono una dimostrazione della passione di Marmottan per l'arte dell'Europa napoleonica e costituiscono la prima collezione dell'istituzione parigina che nel 1999 ha adottato il nome di Mus&eacute;e Marmottan Monet. L'aggiunta del cognome del grande pittore riflette l'arricchimento dell'istituzione stessa che attualmente conserva la prima collezione al mondo di opere dell'artista. Questo eccezionale ensemble &egrave; nato nel 1940 grazie alla donazione di Victorine Donop de Monchy, di cui &egrave; qui esposto un ritratto di Renoir, oltre a due dei capolavori da lei donati al museo,<em>&nbsp;La primavera tra i rami </em>e <em>Il treno nella neve. La locomotiva</em>, entrambi di Claude Monet. Nel 1966 il museo diventa depositario della prima collezione al mondo di opere di Claude Monet (1840-1926) grazie al lascito del figlio pi&ugrave; giovane e discendente diretto del pittore, Michel Monet che, oltre al busto di Monet di Paulin, aggiunge alle collezioni dell'istituzione un centinaio di dipinti del padre, dagli esordi fino all'ultimo periodo. Quaranta di loro costituiscono il nucleo di questa mostra.</p><p><strong>Seconda sezione - <em>Il Plein Air</em></strong></p><p>Nell'Ottocento, l'avvento della ferrovia e l'invenzione della pittura tubolare diedero ai pittori una maggiore libert&agrave; di movimento, insieme alla possibilit&agrave; di dipingere all'aperto, pratica che per&ograve; aveva i suoi limiti. Costretti a spostarsi con il loro materiale, gli artisti scelsero tele di piccolo formato e facili da trasportare. Dovevano anche dipingere velocemente, per catturare ci&ograve; che vedevano all'istante. La pennellata pi&ugrave; veloce e l'alleggerimento della tavolozza in pieno giorno rendono visibile la lavorazione. Furono Johan Barthold Jongkind (1819-1891) e Eug&egrave;ne Boudin (1824-1898) a introdurre Monet a questa pratica. Il pittore viaggi&ograve; regolarmente in Francia e comp&igrave; diversi viaggi all'estero con l'obiettivo di dipingere paesaggi marini, paesaggi e scene di vita familiare, come il ritratto abbozzato della moglie Camille (1870). In alcune delle sue sessioni en <em>plein air</em>, Monet si avvalse dei servizi di un facchino, come Poly, che incontr&ograve; a Belle-&Icirc;le nel 1886 e di cui dipinse un ritratto.</p><p><strong>Terza sezione - <em>La luce impressionista</em></strong></p><p>Con la decisione di lasciare lo studio e dipingere dalla natura, gli impressionisti ruppero con la gerarchia dei generi nella pittura. Da quel momento in poi, ci&ograve; che prevale non &egrave; pi&ugrave; tanto il soggetto quanto la sensazione provocata da un paesaggio o dalle scene di vita moderna. Diventato un maestro della pittura en plein air, Monet dedic&ograve; tutta la sua vita a catturare le variazioni luminose e le impressioni cromatiche dei luoghi che guardava. Pi&ugrave; che il motivo, il suo interesse era rivolto alla trasfigurazione di quest'ultimo attraverso l'opera della luce. Per cogliere questa luce cangiante, il pittore lavorava rapidamente con pennellate successive e non esitava ad avventurarsi in luoghi esposti a repentini cambiamenti del tempo. La costa della Normandia, i suoi tramonti e i paesaggi dell'Olanda, dove torn&ograve; nel 1886, gli permisero di avvicinarsi alle intensit&agrave; luminose di una natura ancora selvaggia.</p><p><strong>Quarta sezione - <em>Il giardino di Monet a Giverny. Oltre l'impressionismo</em></strong></p><p>Nel 1883 il pittore si stabil&igrave; a Giverny. Nel 1890 divenne proprietario della tenuta e da allora non lasci&ograve; mai pi&ugrave; la valle della Senna. Migliorata la sua situazione economica, pot&eacute; dedicarsi quasi esclusivamente per vent'anni all'allestimento della casa, e soprattutto alla progettazione del giardino. Questa ritrovata stabilit&agrave; gli ha permesso di esplorare i dintorni e di affinare la sua visione e lo studio della natura dipingendo ogni aspetto delle piante e dei fiori che lo circondano. La figura umana scomparve progressivamente dalla sua opera, il cui unico soggetto fin&igrave; per essere l'iris<em>, </em>l'hemerocallis, l'agapanthus e soprattutto le ninfee, mentre adott&ograve; come soggetto prediletto il suo giardino acquatico. Alla fine della sua vita, Monet visse circondato dalle sue creazioni, a met&agrave; strada tra il suo studio e il suo giardino. Le opere qui esposte provengono dalla sua casa e costituiscono, per la loro eccezionalit&agrave; e dimensione, un insieme unico al mondo.</p><p><strong>Quinta sezione - <em>Le grandi decorazioni</em></strong></p><p>Dal 1914 fino alla sua morte nel 1926, Monet raffigur&ograve; il suo giardino acquatico a Giverny in centoventicinque pannelli di grande formato, una selezione dei quali don&ograve; alla Francia (quelle che oggi sono conosciute come le Ninfee dell'Orangerie). Questi dipinti monumentali, dipinti direttamente in studio, portano ad un parossismo la ricerca gi&agrave; iniziata con le Ninfee del 1903 e del 1907. Raffigurando un frammento del suo laghetto in formati molto grandi, Monet non solo fa a meno di qualsiasi riferimento prospettico e spaziale, ma propone anche di immergere lo spettatore in una distesa d'acqua trasformata in uno specchio: nuvole e rami di salice si riflettono sulla superficie del laghetto dove non c'&egrave; pi&ugrave; distinzione tra sopra e sotto. Questi paesaggi senza inizio n&eacute; fine ci invitano a un'esperienza contemplativa in cui basta rappresentare un fiore, un dettaglio della natura, per suggerirne l'immensit&agrave;.</p><p><strong>Sesta sezione - <em>L'astrazione in questione</em></strong></p><p>Nel 1908, Monet inizi&ograve; a soffrire di cataratta, un disturbo che gli impediva di vedere chiaramente e alterava la sua percezione dei colori. Durante la lotta del pittore contro questa progressiva cecit&agrave;, la sua tavolozza si riduce e domina con i marroni, i rossi e i gialli, come testimoniano all'epoca i cicli de <em>Il sentiero delle rose, i Ponti giapponesi e I salici piangenti</em>. Anche la sua pittura diventa pi&ugrave; gestuale. Da quel momento in poi, la mano che tiene il pennello divenne visibile nei suoi dipinti. La forma si diluisce di fronte al movimento e al colore e nel suo passaggio dalla rappresentazione allo schizzo finisce per essere quasi indecifrabile. Questi dipinti da cavalletto, senza precedenti nella carriera di Monet, hanno lasciato un segno profondo nei pittori astratti della seconda met&agrave; del XX secolo.</p>

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86639