Convegno "Next to me - Rete di vicinanze: per una maggiore autonomia socio-abitativa delle famiglie beneficiarie"
Appuntamenti a Padova con il Festival biblico 2022
Comunicato stampa: "Dire, fare, vedere", una rassegna di film a tema ambientale. Al cinema Rex il 5, 12 e 19 maggio ad ingresso gratuito
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>I cambiamenti climatici, il rapporto tra uomo e natura e il problema della scarsità dell’acqua sono i tre temi al centro del progetto promosso dal Settore Ambiente e Territorio del Comune di Padova. Per tre giovedì di maggio – 5, 12 e 19 – saranno proiettati al cinema Rex tre lungometraggi che utilizzano il linguaggio filmico per raccontare storie ambientali.<br>
In particolare il programma prevede per il giorno 5, alle ore ore 21:00, il recente “Don’t look up” del regista Adam McKay con con Jennifer Lawrence e Leonardo Di Caprio: una metafora piuttosto esplicita della distratta risposta della comunità umana al problema del riscaldamento globale.<br>
Giovedì 12 maggio invece, sempre alle 21:00, appuntamento con “A riveder le stelle” di Emanuele Caruso con con Giuseppe Cederna, Maya Sansa e Franco Berrino: un docu-film, realizzato soltanto con due cellulari e un drone, che pone l'attenzione sulle modifiche del paesaggio ad opera dell'uomo.<br>
Ultimo in programma, previsto per giovedì 19 maggio (ore 21:00) è “Watermar” di Jennifer Baichwal e Edward Burtynsky con Inocencia González Sainz, Marcus Schubert, Bill Nance, Rafikul Islam Sarkar Oscar Dennis, Jianqing Lin. Uno straordinario racconto fotografico sul ruolo che l’acqua ricopre nella formazione e nello sviluppo dei popoli in quanto risorsa fondamentale sempre più scarsa, al centro di interessi economici, tensioni ed aspri conflitti.<br>
I film sono tutti ad ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria.<br>
Informazioni sul sito <a href="http://www.cinemarex.it/" target="_blank">www.cinemarex.it</a> - Prenotazioni tramite la <a href="https://ticket.cinebot.it/rex" target="_blank">piattaforma Cinebot</a>.<br>
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Comunicato stampa: MoMArt. In piazza le creazioni dell'arte in carcere
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<img src="/sites/default/files/images/lavori%20carcere.jpg" class="figure-img img-fluid">
</figure><br><p>Domenica 1 maggio in piazza Capitaniato torna MoMArt, l’appuntamento della prima domenica del mese con la tradizionale vetrina dell’arte a Padova. Un ritorno, dopo il lungo stop dovuto all’emergenza sanitaria, segnato da una novità: la rinascita dell’associazione con il progetto “MoMArt per il sociale”: divertimento e passione, arte e cultura, insieme, come occasione di riscatto sociale, di incontro, come percorso di arteterapia. Obiettivo della galleria a cielo aperto è promuovere l’arte urbana instaurando un contatto diretto con il pubblico e quest’anno con un impegno in più: una finestra dedicata alle creazioni dei laboratori di pittura e scultura attivati al carcere Due Palazzi. Saranno, infatti, esposti in mostra una quindicina tra sculture e quadri frutto dell'arte in carcere.</p><p>Ecco il progetto nel dettaglio:</p><p>“<strong>Arte in carcere”</strong><br>
Il progetto si è articolato in un laboratorio di scultura e uno di pittura. Quello di Scultura, nato nel 2018 col nome di “ScolpiAmo”, e tenuto dagli insegnanti Claudia Chiggio e Roberto Tonon, ha visto la partecipazione di cinque detenuti che avevano dimostrato abilità artistiche e ottime qualità di condotta. I risultati sono stati ampiamente sopra le aspettative, tanto che due opere sono state richieste come dono personale a papa Francesco. Altri sei detenuti hanno quindi partecipato al laboratorio di pittura, tenuto dall’artista Alessandra Andreose in collaborazione con la psicologa del penitenziario dottoressa Orazi. Anche in questo caso l’insegnamento degli elementi di base del disegno, dell’utilizzo dei colori e così via, sono divenuti per i detenuti strumenti per recuperare un’immagine positiva di loro stessi e aprirsi a nuovi studi, come ha fatto uno di essi iniziando a frequentare il Liceo Artistico in carcere. Un’altra artista del MoMart, Emanuela Colbertaldo, ha quindi attuato un percorso simile conducendo, come volontaria all’interno del Due Palazzi, un laboratorio di acquerello teso a creare un clima di serenità pure in una struttura di contenzione.</p><p>“<strong>Arteterapia”</strong><br>
Il MoMArt presenterà per la prima volta questa speciale branca artistica grazie alla proposta della sua promotrice Cristina Zucchi che, in uno spazio apposito, terrà una dimostrazione di arteterapia, illustrandone le caratteristiche e coinvolgendo il pubblico attraverso sperimentazioni dirette sia singole che di gruppo.</p><p>“<strong>Libro parlato”</strong><br>
Un altro socio del MoMArt, Gianfranco Morello, presenterà invece l’iniziativa collaterale “Senti chi parla”, ovvero l’associazione di una settantina di volontari che, mettendo a disposizione la propria voce e il proprio tempo, leggono e registrano opere letterarie, realizzando audiolibri che vengono distribuiti gratuitamente alle associazioni che si occupano di disabilità visive.</p><p>MoMArt è un evento promosso dall'omonima associazione ed è patrocinato dal Comune di Padova e realizzato in collaborazione con l’Assessorato al commercio e attività produttive.</p>
Comunicato stampa: sabato 30 aprile grande festa, tutta la giornata per la inaugurazione della nuova piazza del Volontariato alle Cave
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>Sarà una festa per tutti i cittadini del Quartiere l’inaugurazione della nuova piazza che sarà intitolata al Volontariato che si svolgerà sabato 30 aprile alle ore 11:30 alla presenza del Sindaco di Padova, del Vicesindaco al cui fianco saranno il Presidente di Padova Capitale del volontariato, il Parroco della Chiesa della Beata Vergine del Perpetuo Suffragio e i membri della Consulta 6A.</p><p>Una piazza che diventa il cuore pulsante del Quartiere per giovani adulti ed anziani. I primi in particolare avranno a disposizione anche un canestro da basket e un percorso per il parkour. Una vela colorata contraddistingue lo spazio ricco di verde mentre la zona pavimentata, dove si potrà svolgere anche il mercato di Quartiere, è stata decorata da una grande opera (ben 700 mq) del famoso street artist Luca Font.</p><p>Il programma della giornata di festa prevede alle 11:30 l’inaugurazione della piazza con la partecipazione dei cittadini, la scopertura di un cippo dedicato ai bambini vittime della strada e dello svelamento delle panchine dedicate ai “Testimoni della solidarietà” : i primi quattro sono Mons. Giovanni Nervo, Tom Benetollo, Giovanni Omboni e Claudio Sinigaglia.</p><p>La festa proseguirà anche nel pomeriggio, alle ore 15:00 prima con concerto jazz dell’Orchestra dell’Università di Padova, a cui seguirà una esibizione di parkour e infine basket libero per tutti.</p><p>Tutti i residenti del Quartiere sono invitati a partecipare.<strong> </strong></p>
Portavoce in carica 2023/2026
Comunicato stampa: zone scolastiche. Interventi per garantire la sicurezza dei bambini e delle bambine
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>La Giunta comunale ha approvato una delibera che prevede l'istituzione nel territorio comunale delle "zone scolastiche", ovvero delle zone in prossimità delle scuole, in particolare asili e scuole elementari.<br>
Si tratta di strade o zone in cui è necessario garantire una particolare protezione dei pedoni, delimitate lungo le vie di accesso da appositi segnali, dove verranno introdotte limitazioni alla circolazione dei veicoli e nelle quali si potrà intervenire con politiche di riduzione del traffico. La Giunta in sostanza ha approvato uno schema generale che regola le modalità di intervento: al Settore Mobilità, in concerto con la Polizia Locale e il Settore Ambiente, spetta la delega a individuare, valutare e regolamentare le zone scolastiche come definite dalla normativa vigente, tenuto conto delle previsioni del Piano urbano di mobilità sostenibile, delle richieste degli istituti scolastici e delle specificità di ogni singola zona scolastica, definendo le modalità migliori (chiusure temporanee del traffico, pedonalizzazioni per 15-20 minuti negli orari di entrata / uscita, dissuasori del traffico, limiti di velocità e zone30....).<br>
L'istituzione delle zone scolastiche è prevista all'art. 3, comma 1, n. 58-bis ed all'art. 7, comma 11-bis del D. Lgs. 30 aprile 1992 "Nuovo Codice della Strada". Il primo che definisce le “zone scolastiche” mentre il secondo stabilisce che “in tali zone può essere limitata o esclusa la circolazione, la sosta o la fermata di tutte o di alcune categorie di veicoli, a eccezione degli scuolabus, degli autobus destinati al trasporto degli scolari, nonché dei veicoli a servizio delle persone invalide, in orari e con modalità definite con ordinanza del Sindaco”.<br>
L'iniziativa è costruita sulla base anche di quanto previsto nel Pums della Città di Padova, il quale indica, tra le scelte di fondo, quella di operare interventi di moderazione del traffico, di protezione e messa in sicurezza dei percorsi in prossimità delle scuole nei centri abitati dell'area CoMePa e richiama particolare attenzione alle condizioni di accesso ed alla pedonalità a servizio dei poli scolastici. <br>
La prima scuola dove verrà realizzata una zona scolastica è la scuola Salvo d'Acquisto in via Bach. Nei prossimi giorni, prima della fine della scuola, partirà un'iniziativa sperimentale con la chiusura della strada al traffico nelle ore di ingresso e uscita da scuola.</p>
Associazioni: organismi di rappresentanza
Comunicato stampa: discorso del Sindaco di Padova in occasione del 77° anniversario della Liberazione
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>"<em>Saluto tutte le autorità civili, militari e religiose, i rappresentanti dell’Anpi e delle Associazioni combattentistiche e d’arma che sono qui oggi a celebrare il 77° anniversario della Liberazione.</em></p><p><em>Saluto i cittadini qui presenti, la cui partecipazione è particolarmente importante perché il 25 aprile è e deve essere una giornata di festa e di riflessione sulla storia di tutti gli italiani e non solo un’importante cerimonia istituzionale.</em></p><p><em>77 anni fa, si concludeva la guerra di liberazione dal nazifascismo che aveva cancellato ogni libertà e precipitato il mondo nel baratro di un conflitto terribile e senza precedenti.</em></p><p><em>L’impegno congiunto delle truppe di liberazione, delle forze partigiane e dei tanti italiani, non solo donne, uomini adulti, ma anche giovanissimi adolescenti pose fine, pur pagando il prezzo altissimo di innumerevoli lutti e distruzioni, a 20 anni di dittatura, restituendo al nostro Paese la libertà.</em></p><p><em>Quelle donne e quegli uomini, deposte le armi, seppero al di là delle differenti ideologie e sensibilità che pure esistevano, trovare un terreno comune sul quale ricostruirono dalle fondamenta il nostro Paese, assicurandogli anni di pace, di libertà e di democrazia.</em></p><p><em>La pietra fondante di questa rinascita è la nostra Costituzione, i cui valori universali a distanza di oltre 70 anni, sono ancora assolutamente validi e alla quale dobbiamo far riferimento ancora oggi, perché in essa possiamo trovare le risposte alle domande e ai dubbi che i tempi difficili e incerti che attraversiamo ci pongono.</em></p><p><em>Permettetemi ora, di fare un piccolo passo indietro e ritornare alla lotta di liberazione e ai suoi protagonisti.</em></p><p><em>Tra essi, c’è, a tutto tondo la nostra Università, che quest’anno celebra 800 anni di storia vissuta all’insegna delle libertà e che per il suo impegno nella Resistenza è stata insignita, unica in Italia, della medaglia d’oro al valor militare.</em></p><p><em>Vale la pena citare un passaggio della motivazione con la quale la Presidenza della Repubblica conferì l’onorificenza: “Dalla solennità inaugurale del 9 novembre 1943, in cui la gioventù padovana urlò la sua maledizione agli oppressori e lanciò aperta la sfida, sino alla trionfale liberazione della primavera 1945, Padova ebbe nel suo Ateneo un tempio di fede civile e un presidio di eroica resistenza e da Padova la gioventù universitaria partigiana offriva all’Italia il maggiore e più lungo tributo di sangue”.</em></p><p><em>Sono parole che ancora oggi emozionano e descrivono bene il grande desiderio di libertà e l’enorme spirito di sacrificio che ha mosso quella generazione di italiani.</em></p><p><em>Diciamo grazie a tutti loro e alla nostra Università qui oggi rappresentata dalla rettrice Daniella Mapelli.</em></p><p><em>Il nostro Paese grazie all’impegno al sacrificio e agli ideali di tanti italiani, prima con la Resistenza e poi con la Ricostruzione del Paese distrutto, ha attraversato 70 anni di pace, ha partecipato alla costruzione dell’ Unione Europea i cui valori fondanti sono dialogo e collaborazione tra i popoli, pace e libertà.</em></p><p><em>Abbiamo pensato che dopo le parentesi buie dei due conflitti mondiali che hanno segnato il ‘900 almeno qui, in Europa, non avremmo più visto la guerra.</em></p><p><em>Una convinzione che ha vacillato già nel 1991 con l’inizio nella Guerra nei Balcani e che sembra adesso definitivamente infranta con la ingiustificabile invasione militare dell’Ucraina da parte della Federazione Russa.</em></p><p><em>Nulla può giustificare un’aggressione armata di tale violenza e dimensione, che ci riporta alle pagine più buie dell’imperialismo e del nazionalismo che tanti danni hanno fatto nel passato.</em></p><p><em>La ferita che questa aggressione infligge alle regole della comunità internazionale è profonda e pericolosa e deve essere al più presto sanata, per evitare che i suoi effetti si possano propagare ed allargare con esiti difficilmente prevedibili.</em></p><p><em>E' un’aggressione cinica, dura, violenta che sta provocando dolori e lutti inaccettabili alla popolazione Ucraina, alla quale deve essere assicurata in maniera ferma e concreta tutta la nostra solidarietà.</em></p><p><em>In Ucraina oggi c’è un popolo che resiste con coraggio ad un invasore; un popolo che è disposto a sacrificare la propria vita per riaffermare il diritto alla libertà, alla democrazia, alla indipendenza del proprio Paese.</em></p><p><em>Un popolo che certamente non ha voluto e non vuole la guerra, ma che di fronte a un esercito invasore combatte per ritrovare la pace e la libertà facendo appello agli stessi valori che noi oggi riaffermiamo con il 25 aprile.</em></p><p><em>Non possiamo girarci dall’altra parte e ignorare questi valori comuni sui quali è stata costruita nei decenni la convivenza civile tra i popoli.</em></p><p><em>Parallelamente dobbiamo cercare, con ogni mezzo possibile, di far cessare la guerra, di riportare il confronto sui tavoli della diplomazia evitando di cadere nella trappola di una pericolosa escalation nell’uso delle armi.</em></p><p><em>Quando l’incendio sarà spento, dovremo seriamente chiederci come si sia potuto arrivare a questo punto, come la comunità internazionale non sia stata in grado di impedire una nuova guerra di questa portata alle porte dell’Europa.</em></p><p><em>La pace, la libertà non sono acquisite una volta per sempre e anche le nuove generazioni devono essere consapevoli che per preservarle dobbiamo impegnarci sempre e senza riserve.</em></p><p><em>Ma in nostro obiettivo non deve essere arrivare a combattere guerre per difendere pace e libertà ma lavorare ogni giorno per riaffermarne la centralità ed evitare che si creino le condizioni che poi portano alla loro perdita.</em></p><p><em>Il nostro Paese in questi 70 anni ha saputo garantire la libertà superando anche momenti difficili. La nostra democrazia assicura la libertà di parola e di manifestazione a tutti, perché è nel libero confronto delle diverse idee che la società cresce e si sviluppa.</em></p><p><em>Sono francamente incredulo quando sento affermare che in Italia c’è una sorta di pensiero unico e che la libertà di espressione non sia compiutamente assicurata.</em></p><p><em>Credo al contrario che la libertà sia data così per scontata che ogni richiamo alla responsabilità che ognuno di noi ha nei confronti, oltre che di se stesso, dell’intera comunità viene inteso come una limitazione di un diritto.</em></p><p><em>In questo senso oggi dobbiamo riflettere anche sul fatto che il bene comune si costruisce sapendo quando smussare o mettere da parte le differenze e le diversità di opinione.</em></p><p><em>Vale soprattutto per i momenti di maggiore incertezza per il futuro, di difficoltà, che possono essere superati facendo appello a quel senso di comunità che come italiani ,e noi qui come padovani, abbiamo dimostrato tante volte.</em></p><p><em>Vale per noi amministratori pubblici, vale per tutti noi come cittadini.</em></p><p><em>Soprattutto nei momenti di incertezza e cambiamento, e gli ultimi due anni certamente sono connotati da questa situazione, dobbiamo fare appello ai valori di solidarietà, collaborazione affinché al primo posto sia messo il bene comune.</em></p><p><em>E la stessa scelta che fecero i nostri padri e per i più giovani i nostri nonni, che per riportare la libertà e la giustizia nel nostro paese, misero da parte ogni egoismo e si impegnarono, anche sacrificando la loro vita per il bene di tutti e delle generazioni future.</em></p><p><em>Non dimentichiamolo mai: oggi ricordiamo il loro sacrificio che ci ha assicurato la libertà e la pace di cui godiamo adesso, ma riflettiamo che ognuno di noi ha il dovere di impegnarsi, ogni giorno perché tutto questo non vada perduto, ed anzi sia ancora più effettivo e concreto nel futuro.</em></p><p><em>Buon 25 aprile a tutti</em>".</p><p>Sindaco del Comune di Padova</p>
Comunicato stampa: discorso del Sindaco di Padova in occasione del 107° anniversario del genocidio armeno durante la cerimonia del 23 aprile in Municipio
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>"<em>Signore, signori, gentili ospiti</em></p><p><em>Siamo qui oggi, davanti a questo bassorilievo in bronzo, per ricordare il genocidio e il tentativo di totale annientamento del popolo armeno, promosso e messo in pratica dal movimento politico dei Giovani Turchi nel 1915, pochi anni prima della caduta dell’Impero Ottomano. </em></p><p><em>Una tragedia e un crimine contro l’umanità, che il mondo allora, non ha voluto vedere e che ha poi colpevolmente dimenticato fino al 1973, quando la commissione dell’Onu per i diritti umani ha riconosciuto ufficialmente lo sterminio di circa un milione e mezzo di armeni.</em></p><p><em>Chi non fu ucciso subito, morì di fame e malattie nei campi di concentramento, e chi riuscì a salvare la vita fu costretto ad abbandonare per sempre la propria terra d’origine, e a costruire una nuova vita in altre nazioni del mondo.</em></p><p><em>Molti si sono fermati in Italia, e Padova è storicamente una delle comunità armene più importanti del nostro paese.</em></p><p><em>Il genocidio del popolo armeno è il frutto avvelenato dei nazionalismi che hanno tragicamente attraversato il ‘900, e che speravamo di esserci lasciati alle spalle, con le guerre dei Balcani che hanno segnato l’ultimo decennio del secolo scorso.</em></p><p><em>Purtroppo, a distanza di 31 anni da quel marzo 1991, ci troviamo oggi ancora una volta nel pieno di una guerra, dura, violenta, crudele alle porte dell’Europa.</em></p><p><em>E anche se in questo caso, a differenza di quello che accadde 107 anni fa in Turchia, c’è un evidente invasore di uno stato sovrano, e un popolo che si difende con determinazione, una concezione malata dell’idea di nazione, è alla base anche di questa aggressione insensata e folle.</em></p><p><em>Ancora una volta sentiamo parlare di pulizia etnica, di regioni dalle quali una parte della popolazione deve andarsene, o nel migliore dei casi , accettare di essere considerata di serie B.</em></p><p><em>Di fronte a tutto questo, al volto dei profughi che sono giunti anche nella nostra città, spaventati e spaesati, essere qui oggi assume un significato ancora più profondo.</em></p><p><em>Ricordiamo oggi, doverosamente le vittime del genocidio armeno, il cui ricordo non deve svanire con il passare del tempo, e alla stesso tempo ci stringiamo attorno al popolo ucraino, quello che vive e combatte in patria come quello che è profugo in Italia e negli altri Paesi, in un abbraccio di profonda solidarietà umana.</em></p><p><em>Un abbraccio che comprende anche gli armeni che vivono in Ucraina, ufficialmente 130 mila, anche se secondo alcune stime potrebbero essere quasi 400 mila.</em></p><p><em>Anche loro vittime di questa guerra.</em></p><p><em>Tutti noi, dopo quasi due mesi di combattimenti, chiediamo al più presto pace e giustizia.</em></p><p><em>L’anno scorso, qui con voi, commentavo il fatto che l’Italia, l’Europa devono fare di tutto perché eventi tragici come quello che un secolo fa colpì il popolo armeno, non si ripetano più.</em></p><p><em>Quello che accade in questi giorni, dimostra che almeno in questo caso, non ne siamo stati capaci.</em></p><p><em>Dimostra che le ragioni della violenza e delle armi, hanno avuto il sopravvento su quelle del dialogo e della ragione.</em></p><p><em>Adesso bisogna spegnere l’incendio che è divampato in Ucraina, far tacere le armi, salvare vite umane.</em></p><p><em>Poi però dovremo chiederci davvero come fare perché nonostante due guerre mondiali, e altri conflitti anche in aree a noi vicine, abbiamo lasciato che ancora una volta prevalesse la voce delle armi e della violenza.</em></p><p><em>La libertà, così come i diritti umani, la tutela della storia e della cultura di un popolo, non sono valori negoziabili.</em></p><p><em>E proprio per questo, e per dare un senso concreto a questa commemorazione, oggi noi non possiamo girarci dall’altra parte, far finta che quanto purtroppo accadde agli armeni nel 1915, così come quello che accade in Ucraina non ci riguardi, sia una questione locale, distante da noi.</em></p><p><em>Dobbiamo ricordare che quando sono in gioco la libertà, i diritti umani, la democrazia, noi siamo sempre coinvolti perché questi valori, come dimostrano anche i fatti di queste settimane, non sono assicurati a prescindere, e una volta conquistati sono un tesoro da custodire e difendere con impegno. Non dimentichiamolo mai</em>".</p><p>Sindaco del Comune di Padova</p>