Comunicato stampa: "Anime Verdi 2023". La sesta edizione del festival che celebra la bellezza, lo stupore e la meraviglia
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>Sboccia la primavera e torna, sabato 6 e domenica 7 maggio, nel pieno delle fioriture di stagione, la sesta edizione di “Anime Verdi”, il festival che apre i portoni dei giardini privati e abitualmente non visitabili di Padova.<br>
Il programma del Festival è stato presentato giovedì 27 aprile a Palazzo Moroni, alla presenza di Antonio Bressa - assessore al verde, parchi e agricoltura del Comune di Padova, Pietro Bean - consigliere delegato alle politiche giovanili del Comune di Padova, Fiorita Luciano - caposettore Gabinetto del Sindaco e Stefano De Stefani, curatore di Anime Verdi e presidente de Il Raggio Verde.<br>
L’evento di presentazione è stato arricchito dall’intervento "Fermarsi a guardare”, una lezione aperta a cura del professore Ugo Morelli, direttore scientifico Arte Sella Education, che ha approfondito cosa succede nel nostro cervello quando rallentiamo il passo ed entriamo in sintonia con il paesaggio.</p><p><strong>EDIZIONE 2023</strong></p><p>Quest’anno il Festival aprirà i portoni di 44 giardini, ben 21 in più rispetto alla sua prima edizione nel 2018 e con 7 novità, e consentirà a padovani e turisti, grandi e piccoli, curiosi e appassionati di natura, di avventurarsi in itinerari inediti tra le vie del centro, attraverso i secoli e gli stili dei diversi angoli verdi, tra alberi ultracentenari e rare varietà di piante, scoprendo i gusti e le cure di ciascun proprietario.<br>
“Anime Verdi” è reso possibile dalla cura e la disponibilità dei proprietari che aderiscono all’evento, e da un numeroso gruppo di giovani volontari - più di 100 quest’anno, a cui si aggiungono 50 studenti degli Istituti che aprono un loro giardino - che custodiranno gli ingressi ai giardini per tutta la durata della manifestazione.<br>
Nelle due giornate, i giardini saranno aperti dalle ore 9:30 alle 13:00 e dalle 14:45 alle 19:00, anche in caso di maltempo.<br>
Per accedervi sarà necessario munirsi del braccialetto acquistabile fino al 4 maggio all’Infopoint di piazza delle Erbe, 52, aperto dalle ore 10:00 alle 14:00 e dalle 17:00 alle 19:00 (festivi compresi), oppure online su <a href="http://www.animeverdi.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">www.animeverdi.it</a> con un piccolo costo di commissione e il ritiro del braccialetto presso l’InfoPoint.</p><p><strong>GLI APPUNTAMENTI SPECIALI</strong></p><p>In continuità con le scorse edizioni, anche quest’anno la visita sarà arricchita dalla possibilità di partecipare a numerose iniziative collaterali tra i giardini.<br>
I visitatori potranno infatti assistere a performance di danza, esibizioni di pianoforte, reading musicati, ammirare installazioni fotografiche, prendere parte a visite guidate al roseto in fiore di Santa Giustina, alla navigazione sul Piovego, ma anche cimentarsi in un laboratorio di cianotipia o iniziare le giornate con una lezione di fitness nel verde.<br>
La chiusura del Festival è affidata a un live show a cura del gruppo Psychodrummers, domenica, alle ore 19:15 in piazza delle Erbe.<br>
Il programma dettagliato della manifestazione e le modalità di iscrizione ai laboratori sono disponibili sul sito del Festival <a href="http://www.animeverdi.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">www.animeverdi.it</a> e all’interno della mappa che sarà consegnata a ciascun partecipante.</p><p><strong>IL PROGETTO</strong></p><p>“<em>Anime Verdi arricchisce l'offerta culturale della nostra città confermandosi come un progetto culturale corale</em> - dichiara l’assessore al verde Antonio Bressa - <em>È un’occasione unica per scoprire non solo i giardini segreti e nascosti delle abitazioni private, ma anche per valorizzare gli spazi di verde pubblico meno noti o abitualmente non accessibili. Due giorni per incontrare l’ospitalità dei proprietari, la dedizione dei volontari, l’attenzione dei partner e la passione di esperti, guide, artisti e autori che lo animeranno, rendendolo un’esperienza unica</em>”.</p><p>A cui fa eco Stefano De Stefani, curatore del Festival: <em>“Lo stupore e il senso di meraviglia che si ritrovano negli sguardi dei visitatori sono il tratto distintivo di questa manifestazione, che attraverso la lentezza, la cura e l’attenzione alla bellezza è riuscita a cambiare, negli anni, il nostro modo di guardare</em>”.</p><p>Anime Verdi è un’iniziativa di Ufficio Progetto Giovani - Gabinetto del Sindaco del Comune di Padova, Il Raggio Verde e Xena, con il patrocinio dell’Università di Padova, Csv Padova e Rovigo, Aiapp, Apgi, in collaborazione con Alumni Unipd, Gruppo Giardino storico Università di Padova, Società Amici del giardinaggio Padova, Istituto superiore di istruzione agraria “Duca degli Abruzzi”, Cose in Comuna, Artemartours, Tumbo, Bettin pianoforti e in media partnership con Il Mattino di Padova e Veneto Segreto.<br>
<a href="https://drive.google.com/drive/folders/1kFI2tBgQInOdM5EFeUDodvqOKiy2Gqj…; id="OWAe011de4a-2913-a892-f138-fab4c1785a52" rel="noreferrer noopener" target="_blank" title="https://drive.google.com/drive/folders/1kFI2tBgQInOdM5EFeUDodvqOKiy2GqjA Click the link to open the URL in a new window.">FOTO E MAPPA DEI GIARDINI</a></p><p><strong>Per informazioni</strong><br>
sito <a href="http://www.animeverdi.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">www.animeverdi.it</a><br>
email <a href="mailto:info@animeverdi.it">info@animeverdi.it</a> </p>
Secondo torneo "De Gasperi" per la Pediatria di Padova
Conferenza stampa: vernice e presentazione alla stampa della mostra "Il sotografo. Fotografie di Stefano Vallin"
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>Stefano Vallin (1957- 2021) ha vissuto tutta la sua vita a Padova dove ha lavorato come fotografo a cominciare dalla fine degli anni Settanta fino al giorno della sua recente e prematura scomparsa. Molto conosciuto in città, non solo come fotografo, ma anche come giocatore di rugby e, negli ultimi anni, come volontario attivo in spedizioni umanitarie di aiuto ai profughi di diversa provenienza. Stefano, nel corso della sua vita, ha saputo tessere una fitta rete di relazioni, spesso sfociate in durature amicizie, nei contesti più disparati. La sua scomparsa ha lasciato un grande vuoto a Padova che questa mostra vuole, in qualche modo, contribuire a colmare offrendo alla città l’opportunità di incontrare Stefano attraverso la sincera vitalità delle sue immagini. Si tratta della prima esposizione di sue fotografie, non avendo egli mai dato peso al fatto di mostrarsi, nel corso della sua avventura professionale. La mostra è organizzata dall’Associazione Ottavo Giorno Onlus, il collaborazione con il Comune di Padova e con il contributo della Fondazione Cariparo </p><p>Vernice e presentazione alla stampa della mostra "Il sotografo - Fotografie di Stefano Vallin"</p><p><strong>venerdì 28 aprile 2023, ore 12:00<br>
Ex scuderie di Palazzo Moroni </strong></p><p>Interventi di:</p><ul>
<li>Margherita Colonnello, assessora al sociale</li>
<li>Marina Giacometti, moglie di Stefano Vallin e ideatrice della mostra</li>
<li>Maurizio Ciato, curatore della mostra</li>
</ul><p>e la presenza di tanti altri amici che hanno collaborato alla mostra, Simone Settimo, Alessandro Magagna, Francesco Durante Viola, Marco Mattarolo, Massimo Melloni, Emanuele Salvagno.</p><p>L’inaugurazione della mostra, che rimarrà aperta fino al 21 maggio, è venerdì 28 aprile alle ore 18:00.</p>
Comunicato stampa: discorso del sindaco Sergio Giordani in occasione del 78° anniversario della Liberazione
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>"<em>Saluto tutte le autorità civili, militari e religiose, i rappresentanti dell’Anpi e delle Associazioni combattentistiche e d’arma che sono qui oggi a celebrare il 78° anniversario della Liberazione.</em></p><p><em>Saluto i cittadini qui presenti, la cui partecipazione è particolarmente importante perché il 25 aprile è la festa di tutti gli italiani per la ritrovata libertà e per la democrazia. </em></p><p><em>Il 25 aprile di 78 anni fa si concludeva la guerra di liberazione, combattuta a fianco degli alleati, da tantissimi italiani di ogni fede politica, uniti dalla comune volontà di porre fine alla dittatura fascista e all’occupazione nazista, e vinta con un terribile sacrificio in termine di morti e feriti. </em></p><p><em>Donne e uomini, giovani e giovanissimi, di ogni estrazione sociale, che hanno anteposto il bene comune, il futuro del nostro paese alla loro stessa vita.</em></p><p><em>Per questo il 25 aprile è la festa di tutti gli italiani che hanno creduto e credono ancora nella libertà e nella democrazia. </em></p><p><em>Alla resistenza e alla guerra di liberazione parteciparono militari e civili, persone di ogni età, sesso, religione, e credo politico. </em></p><p><em>Erano animati dallo stesso spirito che ha unito le donne e gli uomini che, a guerra conclusa, hanno scritto la nostra Costituzione, i cui valori sono ancora oggi fondanti per la nostra Repubblica.</em></p><p><em>Una Costituzione che è essa stessa antifascista, proprio perché è nata dalla volontà e di tutte le forze politiche di definire delle regole che assicurassero al nostro Paese la massima libertà e democrazia ma allo stesso tempo impedissero il ritorno sotto qualsiasi forma della dittatura fascista.</em></p><p><em>Lo esprime in modo inequivocabile la stessa Costituzione che nelle norme transitorie e finali all’articolo 12 scrive: è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. </em></p><p><em>E non potrebbe essere altrimenti, perché il fascismo non è un’ideologia come un’altra: è fin dalle sue origini un movimento politico che fa della violenza e della sopraffazione il suo tratto distintivo.</em></p><p><em>Va sottolineato che si è macchiato di delitti terribili, ben prima della approvazione delle vergognose leggi razziali e che Mussolini trascinasse il nostro paese nella tragedia della seconda guerra mondiale con il discorso dal balcone di piazza Venezia a Roma il pomeriggio del 10 giugno 1940.</em></p><p><em>Ricordiamo le violenze commesse in tutto il Paese ancora prima di prendere il potere nel 1922 e poi gli omicidi di Don Minzoni nel 1923 e quello clamoroso di Matteotti nel 1924 solo per ricordare alcuni degli episodi più eclatanti.</em></p><p><em>Una scia di violenza e sangue che non si è mai fermata, in Italia e all’estero, dove molti antifascisti avevano trovato rifugio, come i fratelli Rosselli uccisi a Parigi nel 1937.</em></p><p><em>Queste non sono opinioni. Sono fatti storici incontrovertibili. </em></p><p><em>Ecco perché oggi ci troviamo qui a parlare di libertà, di democrazia, a ricordare le tante donne e uomini che hanno perso la vita per il nostro Paese.</em></p><p><em>Chi dice che questa giornata non è di tutti gli italiani, che a distanza di quasi 80 anni non ha più alcun significato, dice il falso, e rifiuta di fatto quei valori di libertà e democrazia sui quali è fondata la nostra Repubblica.</em></p><p><em>Libertà e democrazia che, come vediamo anche alle porte dell’Europa, una volta raggiunta non sono automaticamente date per sempre.</em></p><p><em>Riconquistare la libertà rubata dal nazifascismo, è stato difficile e doloroso. </em></p><p><em>La democrazia e la libertà che a noi sembrano dati di fatto così normali, da non farci quasi più caso, vanno custoditi e difesi giorno dopo giorno.</em></p><p><em>Credetemi, non è retorica.</em></p><p><em>Attorno a noi, forse anche per la scarsa conoscenza della storia, vediamo riprendere forza idee e discorsi di stampo sovranista, rinascere nazionalismi esasperati, ritornare divisioni basate sull’etnia e il credo religioso. </em></p><p><em>La nostra democrazia è tale anche perché, giustamente, assicura a tutti la libertà di espressione e permette che anche queste posizioni vengano espresse. </em></p><p><em>Dobbiamo però contrastare queste ideologie sbagliate e pericolose, con la forza delle nostre idee i valori di uguaglianza e democrazia nei quali crediamo. </em></p><p><em>Conoscenze e valori che, è un fatto oggettivo che mi preoccupa, facciamo fatica a trasmettere ai giovani. </em></p><p><em>Forse ha ragione Liliana Segre quando riflette disincantata affermando che, prima o poi, anche i crimini del nazismo e lo sterminio del popolo ebraico saranno solo due righe nei libri di storia. </em></p><p><em>Il passare del tempo fa svanire la forza delle esperienze vissute in prima persona, il progressivo mancare di testimonianze forti anche sul piano emotivo rendono difficile comprendere davvero cosa volle dire vivere la guerra, aver paura di morire, soffrire il freddo e la fame. </em></p><p><em>Forse dobbiamo trovare altre vie per fare in modo che tutto questo non si perda nel nulla. </em></p><p><em>Non possiamo perdere però il concetto di uguaglianza e democrazia che è e dovrà sempre essere alla base della nostra società. </em></p><p><em>Due valori e due concetti che si applicano certo ai principi fondamentali della nostra Repubblica ma attorno ai quali ruota, se ci pensiamo bene, anche tutta la nostra vita quotidiana.</em></p><p><em>Uguaglianza e democrazia ai quali noi possiamo e dobbiamo dare vita ogni giorno, con le nostre scelte e nostri comportamenti concreti, anche i più semplici. </em></p><p><em>Ecco perché essere qui oggi vuol dire riconoscere il valore della libertà, il rifiuto della dittatura e della violenza, l’importanza della nostra Resistenza dalla quale è nata la nostra democrazia.</em></p><p><em>Ricordiamolo sempre: il 25 aprile è di tutti gli italiani</em>".</p><p>Sergio Giordani </p>
Comunicato stampa: delegazione del Comune di Padova guidata dal vicesindaco Andrea Micalizzi in Umbria per parlare del Peba
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<img src="/sites/default/files/images/micalizzi%20umbria.JPG" class="figure-img img-fluid">
</figure><br><p>Una delegazione del Comune di Padova, guidata dal vicesindaco Andrea Micalizzi e composta anche da Elena De Toni progettista del Peba di Padova e Alessandro Sarretta, esperto in dati geografici aperti di Wikimedia Italia ha partecipato a Città di Castello a un importante convegno organizzato dalla Regione Umbria sui Piani di eliminazione delle barriere architettoniche. <br>
La Regione Umbria infatti sta cofinanziando i Peba di vari Comuni umbri: in questa importante fase di avvio di nuove progettualità in tema di accessibilità, il convegno ha avuto lo scopo di mettere in rete informazioni ed esperienze, avviando quindi un’interessante fase di condivisione e partecipazione Padova è stata chiamata come esempio di buone pratiche per la redazione dei Piani di eliminazione delle barriere architettoniche. Il vicesindaco che ha anche la delega ai lavori pubblici ha parlato di come il Piano si interfaccia con le attività di manutenzione ordinaria e straordinaria e ha toccato anche il tema della necessità di comunicazione all’interno dell’Ente in modo che tutti i settori siano coinvolti nella programmazione degli interventi. L’ingegner De Toni ha parlato dei principi, criteri e metodi per la sua redazione dell’importanza della partecipazione e delle mappature condivise mentre Alessandro Saretta ha illustrato l’utilizzo di OpensStreetMap per la mappatura dell’accessibilità evidenziandone i vantaggi anche oltre il Peba.</p><p>Ma cosa si è fatto fino ad oggi a Padova? <strong>Lo spiega il vicesindaco Andrea Micalizzi</strong>: “<em>Il Peba di Padova, redatto nel 2019 e approvato nel gennaio 2020, è stato un esempio innovativo di redazione del piano, improntato sul criterio chiave “un piano per tutti, con l’aiuto di tutti”. La redazione del piano è stata caratterizzata, infatti, da un importante lavoro di partecipazione, attraverso la scelta condivisa di percorsi pilota (circa 40 km di percorsi urbani distribuiti nelle 10 consulte), la mappatura partecipata degli spazi selezionati, la scelta condivisa degli interventi. Si è scelto di utilizzare soltanto strumenti di analisi aperti e di rendere disponibili e liberamente utilizzabili i dati raccolti, che possono quindi essere aggiornati dalla comunità geografica ed essere utilizzati anche per altre finalità. Il Peba ha inoltre fornito un prontuario di norme e buone pratiche, che i settori comunali stanno utilizzando come riferimento negli interventi di manutenzione in tutta la città, non soltanto lungo i percorsi pilota individuati. Di fondamentale importanza risulta infine la formazione del personale tecnico e operativo, la vigilanza sugli interventi, la sensibilizzazione della popolazione sui comportamenti individuali e collettivi, tutte attività che proseguono anche oltre la conclusione delle attività di redazione del Piano, al fine di rendere il piano realmente efficace". </em></p><p>Sono numerosi gli interventi in corso in città nel rispetto di quanto indicato dal Peba: dalla pavimentazione tattile tra la stazione ferroviaria e la stazione delle autocorriere, alla realizzazione di interventi puntuali di manutenzione dei marciapiedi con eliminazione di barriere, distribuiti in tutta la città, al rifacimento di percorsi ciclo-pedonali lungo importanti arterie di comunicazione, alla progettazione di interventi di riqualificazione di spazi pubblici in ottica di inclusione. Al fine di monitorare l’attuazione degli interventi, sono stati svolti sopralluoghi con le associazioni in varie zone della città oggetto di intervento, al fine di verificare la corrispondenza tra le esigenze delle persone con disabilità e i lavori realizzati.</p>
Comunicato stampa: 24 aprile: discorso del sindaco Sergio Giordani in occasione della commemorazione del 108° anniversario del Genocidio Armeno
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<img src="/sites/default/files/images/armeni.jpg" class="figure-img img-fluid">
</figure><br><p>Signore, signori, gentili ospiti</p><p>Ritrovarci qui oggi per commemorare il genocidio del popolo armeno, ha in questo momento storico un significato non solo di ricordo di un crimine terribile accaduto in Anatolia all’inizio del secolo scorso ma anche di riflessione su come il mondo, un secolo dopo, sia alle prese con simili violenze e massacri che speravamo di aver lasciato alle nostre spalle con la fine del ‘900.</p><p>Il popolo armeno, allora, fu sterminato e costretto a una diaspora in giro per il mondo dal governo ottomano, in un quadro di forte instabilità politica, nel quale prevalevano in modo esasperato istanze nazionaliste che miravano alla creazione di una stato turco etnicamente omogeneo. </p><p>E’ stato un crimine contro l’umanità, che lo stesso Papa Giovanni Paolo Secondo ha definito come primo genocidio del ventesimo secolo e che ancora oggi il Governo turco, nega contro ogni evidenza.</p><p>Interessi legati agli equilibri internazionali, anche dopo la fine del secondo conflitto mondiale hanno sempre tenuto sullo sfondo della storia questo dramma, che solo nel 1973 la commissione ONU per i diritti umani ha riconosciuto ufficialmente come sterminio della popolazione armena. </p><p>Eppure furono uccisi circa un milione e mezzo di persone, e chi riuscì a salvarsi anche dalle atrocità, dalla fame e dalle malattie dei campi di concentramento, fu costretto a emigrare e ricostruire una vita in altre nazioni del mondo.</p><p>La maggior parte di loro non ha più potuto rimettere piede nei luoghi in cui è nata. </p><p>Nazionalismo esasperato, discriminazioni su base etnica, portarono al genocidio del popolo armeno, sacrificato a cinici interessi locali e internazionali. </p><p>Un anno fa, davanti a questa lapide, sottolineavo il nostro sconcerto per l’invasione russa dell’Ucraina, e per un conflitto che, guardandolo bene in filigrana, alla fine ha le sue radici nelle stesse parole e concetti che hanno avvelenato tutto il 900 : sovranismo, rivendicazioni territoriali, divisione dei popoli su base etnica. </p><p>A un anno di distanza, quella guerra insensata alle porte dell’Europa è ancora in pieno svolgimento e quasi 180 mila profughi ucraini sono ospitati nel nostro Paese.</p><p>Non dobbiamo farci prendere dallo sconforto. Sembra che la lezione del ‘900 sia stata inutile che, che la guerra, prima o poi sia una realtà ineluttabile. </p><p>Non è così, non deve essere così. Vale per il genocidio degli armeni, come per il massacro degli ebrei e di tante altre popolazioni nel mondo in quest’ultimo secolo. </p><p>La conoscenza e la memoria sono fondamentali, non solo come omaggio, doveroso, che sorge dal profondo del cuore, per i milioni di persone che hanno perso la vita e per i milioni che hanno dovuto disperdersi nel mondo, ma anche perché è dalla conoscenza dei fatti, della storia, del dolore e dei drammi, che capiamo l’insensatezza della guerra e della violenza come strada per risolvere qualsiasi controversia tra stati e popoli. </p><p>I nostri padri costituenti, avevano vive nei loro occhi le immagini della guerra appena finita, nelle loro orecchie risuonavano ancora le richieste di aiuto dei civili che avevano perso tutto o erano rimasti feriti.</p><p>Misero da parte ideologie e schieramenti e scrissero quello che ancora oggi è il testo fondante della nostra Repubblica, quello che garantisce la nostra libertà e incardina la nostra democrazia.</p><p>Pochi anni dopo, grazie alla passione visionaria di alcuni uomini come gli italiani Altiero Spinelli e Alcide de Gasperi, il francese Robefrt Schuman e il tedesco Konrad Adenauer prese forma l’Europa Unita: volevano superare il concetto di nazione e di confine che divide i popoli e sostituire alla contrapposizione tra stati il dialogo e la collaborazione. </p><p>Questo obiettivo che ci ha assicurato 70 anni di pace in Europa, rischia di infrangersi oggi di fronte alla rinascita dei sovranismi, alla esaltazione dell’identità nazionale esasperata che nell’ altro vede sempre nel migliore dei casi un estraneo da respingere se non un pericolo. </p><p>Mi preoccupa il fatto che ai tanti giovani, curiosi di conoscere la storia e che anche grazie alle iniziative del nostro comune e delle nostre scuole intraprendono formativi viaggi della memoria, tanti altri giovani, troppi, secondo me, hanno un interesse per questi avvenimenti pari a quello per le guerre puniche. Nulla di più che un paio di righe sul loro libro di storia.</p><p>Il rischio è che progressivamente nella nostra società, svanisca la consapevolezza dell’enormità e della gravità di questi avvenimenti storici, e con essa gli anticorpi che permettono di evitarne la ripetizione e di capire quando il vento soffia in quella direzione.</p><p>E’ per questo che giornate come oggi, non sono retoriche celebrazioni, non sono riti oramai privi di significato, ma momenti di riflessione e condivisione che dobbiamo custodire con cura. </p><p>Grazie a tutti voi per aver voluto essere qui, davanti a questo monumento, oggi. </p>
Comunicato stampa: "Maschi e Maschere. Ritratti a New York". Fotografie di Francesca Magnani in mostra alla Galleria Samonà
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<img src="/sites/default/files/images/magnani.jpg" class="figure-img img-fluid">
</figure><br><p>Maschi e Maschere. Ritratti a New York, una mostra di 21 ritratti della fotografa Francesca Magnani, è alla Galleria Samonà della Banca d’Italia dall'11 aprile al 7 maggio 2023.<br>
<a href="http://www.francescamagnani.com/maschi" target="_blank">Approfondimento</a> </p><p>“<em>L’accostamento delle due parole, maschi e maschere, invita a riflettere -</em> Maurizio Fiorino scrive nel testo introduttivo - <em>questi maschi sono amici, ma anche passanti, o personaggi, celebri e meno, immortalati a trecentosessanta gradi: di spalle, frontalmente, di lato, a viso nudo o in occhiali da sole. E, ancora, mentre sorridono, mentre pontificano, mentre fotografano, mentre osservano l’obiettivo con aria di sfida o, al contrario, guardano altrove, assorbiti nei loro pensieri. Sullo sfondo la metropoli. Sono strade, queste nelle foto, di una città mitizzata all’inverosimile nell’immaginario di tutti noi e a tal proposito è curioso sottolineare che Magnani continua a fotografare, perciò a vedere, le cose in una prospettiva orizzontale, al contrario di quel che verrebbe da pensare di New York, una della città più verticali del mondo occidentale</em>”.</p><p>Da oltre 25 anni Magnani cammina per la città e impara progressivamente a vedere come le persone indossano sentimenti ed espressioni, e al contempo esplora e decifra i suoi pensieri e le sue emozioni. Durante la pandemia Magnani è uscita ogni giorno nei parchi, in metropolitana, al mercato, durante le manifestazioni Black Lives Matter, al ristorante, sui ponti. Venendo da una formazione umanistica e una curiosità antropologica, le questioni di autorappresentazione e d’identità hanno sempre informato la sua ricerca, come pure il modo in cui la gente affronta le sfide quotidiane. Quando è possibile la fotografa scambia due parole con le persone che fotografa: “<em>Siccome spesso i ritratti non sono programmati, ogni foto mi ricorda un itinerario che ho percorso e va a segnare un istante nella mia storia in cui una scintilla di connessione mi ha fatto sentire riconosciuta e umana. Per questa mostra ho fatto quello che faccio ogni giorno: camminare per strada, però a volte l’ho fatto in compagnia. C’è stato un accordo, un patto, prima di scattare le foto. È un’altra dimensione della street photography</em>”.</p><p>Alcune di queste immagini sono state acquisite dal Museo Smithsonian di Washington come parte dell’archivio storico permanente, e fanno parte del primo set di <a href="https://americanhistory.si.edu/press/releases/fact-sheet-covid-19-digit…; rel="noopener noreferrer" target="_blank">documenti digitali sulla pandemia</a>. La curatrice Shannon Thomas Perich della Photographic History Collection, nell’acquisire le immagini ha affermato: “<em>Il tuo occhio per persone interessanti e colori a New York è meraviglioso. Hai capito e saputo vedere come gli individui hanno risposto e hanno reso l'uso della maschera qualcosa da incorporare nella loro personalità ed espressione individuale. Il tuo lavoro, che ci ricorda come la gente si è adattata a questo nuovo modo di muoversi nel mondo, è storicamente importante</em>".</p><p>La conformazione logistica della Galleria Samonà fa sí che le immagini, tutte scattate in strada siano a diretto contatto con il movimento e la vita di via Roma, e l’effetto del portico antistante riflesso sulle grandi vetrate è di sovrapposizione dei due luoghi, come per effetto di una doppia esposizione del negativo. Sovrapposizione che a sua volta è metafora della vita della fotografa, che si dipana tra le due città. Due foto a tema Covid-19 fanno parte di <a href="https://www.mcny.org/nyresponds/uprising" rel="noopener noreferrer" target="_blank">New York Responds: The First Six Months</a> al Museo della città di New York, e una di queste foto ha fatto parte della grande mostra collettiva <a href="https://icpconcerned.icp.org/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">#ICPconcerned</a>.</p><p><strong>L’artista </strong><br>
La padovana Francesca Magnani fotografa, scrive, traduce da New York dal 1997 quando arrivò alla City University con una borsa di studio Fulbright, dopo essersi laureata in Lettere Moderne a Bologna con una tesi in Letteratura Latina su Marziale e l’epigramma. Da allora racconta con immagini e parole le storie che la colpiscono, al contempo documentando la sua stessa vita. </p>
Comunicato stampa: cantiere sul Ponte Darwin e prosecuzione su tangenziale: lavori anche nei giorni festivi per ridurre i disagi agli automobilisti
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<img src="/sites/default/files/images/darwin.jpg" class="figure-img img-fluid">
</figure><br><p>L'esecuzione dei lavori sulle corsie centrali del Ponte Darwin sta subendo un lieve ritardo a causa del maltempo; tuttavia, al fine di ridurre il disagio per l'utenza, e compatibilmente con la tipologia di giunti da installare, Amministrazione e ditta appaltatrice hanno concordato <strong>di proseguire i lavori anche nei prossimi giorni festivi</strong>, per cui si prevede di operare come segue: </p><ul>
<li>dalla mattina di sabato 22 aprile verranno riaperte la seconda e la terza corsia del Ponte Darwin in direzione sud, e verrà chiusa la prima corsia nello stesso tratto, mantenendo gli svincoli aperti.</li>
<li>Sabato 22, domenica 23 e lunedì 24 verranno eseguiti i lavori sulla prima corsia.</li>
<li>Martedì 25 e mercoledì 26 - verranno eseguiti lavori sul ponte su viale dell'industria, in direzione sud, con riduzione a una corsia, solamente in orario notturno dalle ore 21:00 alle 6:00, con riapertura di entrambe le corsie in orario diurno. </li>
<li>I lavori riprenderanno da martedì 2 maggio con le stesse modalità, ovvero in orario notturno, con riduzione a una corsia e riapertura completa in orario diurno, in direzione sud, sui ponti su via Navigazione Interna, Viale Spagna, Ferrovia e Via Inghilterra. </li>
<li>Successivamente verranno eseguiti in direzione nord, sempre con queste modalità e su parte degli stessi ponti.</li>
</ul>
Comunicato stampa: cavalcavia Borgomagno. La corsia est dal centro verso l’Arcella rimarrà chiusa al traffico privato anche dopo la fine dei lavori. Il traffico si è distribuito sui due itinerari alternativi senza problemi
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>La circolazione dei veicoli privati in direzione nord, cioè verso l’Arcella, sul cavalcavia Borgomagno rimarrà vietata anche in futuro. <br>
Potranno transitare solo i bus e il tram, e una volta completati i lavori attualmente in corso ciclisti e pedoni sulla passerella est. <br>
La Giunta ha deciso in questo senso dopo aver monitorato per alcuni mesi il traffico del comparto Stazione - Prima Arcella, che ha evidenziato come il traffico si sia distribuito senza particolari problemi sui due cavalcavia alternativi, quello in zona Fiera e il Sarpi-Dalmazia, che anzi risultano ancora leggermente sottoutilizzati rispetto alla loro capacità teorica. A queste considerazioni si aggiunge anche un criterio di cautela volto a limitare i carichi, statici e dinamici sull’impalcato est del cavalcavia Borgomagno, quello più vecchio. Il cavalcavia infatti è composto da due strutture affiancate, quella originaria ad est realizzata oltre un secolo fa e quella ovest del dopoguerra. <br>
Complessivamente la struttura è sicura, ma è prudente non esasperarne l’uso, in vista anche del completo rifacimento dell’infrastruttura in vista dell’arrivo dell’alta velocità a Padova.</p><p>L’assessore alla mobilità Andrea Ragona sottolinea: “<em>Dopo un comprensibile momento di adattamento alla nuova viabilità abbiamo visto che gli automobilisti utilizzano molto bene i due cavalcaferrovia alternativi al Borgomagno. Ed è bene che questi nuovi itinerari diventino un’abitudine per tutti in vista dell’abbattimento e della successiva ricostruzione del Borgomagno con l’arrivo dell’alta velocità a Padova. Inoltre abbiamo verificato che la chiusura al traffico privato della corsia est verso l’Arcella, migliora sensibilmente il servizio di trasporto pubblico con tram e bus e i tempi di intervento delle ambulanze. I lavori alla passerella intanto proseguono in modo che bici e pedoni possano nuovamente utilizzarla senza problemi</em>”.</p>
Comunicato stampa: presentato il nuovo allestimento espositivo del famoso Crocifisso di Giotto al Museo Eremitani
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<img src="/sites/default/files/images/giotto%201.jpg" class="figure-img img-fluid">
</figure><br><p>E' stato presentato in anteprima venerdì 21 aprile (l’inaugurazione ufficiale seguirà nelle prossime settimane) al Museo Eremitani il nuovo allestimento espositivo del celeberrimo Crocifisso di Giotto, che sarà così visitabile anche dai numerosissimi turisti italiani e stranieri che arriveranno in città con i ponti del 25 aprile e del 1 maggio.<br>
All'interno della sezione trecentesca del Museo d'Arte, il nuovo allestimento della sala Giotto intende valorizzare la Croce e la tavola con il Dio Padre, entrambe provenienti dalla Cappella degli Scrovegni, riservando loro un adeguato spazio espositivo.<br>
Il progetto di allestimento è stato affidato allo Studiomas architetti di Padova, con il mandato di sviluppare un ambiente che mettesse in risalto il valore delle opere quali preziose testimonianze storico-artistiche e al contempo rispondesse alle esigenze di accessibilità del pubblico. A differenza del precedente allestimento, è ora possibile ammirare i capolavori di Giotto in una sala a loro dedicata dall'atmosfera molto suggestiva, dato che gli affreschi staccati dei pittori Riminesi, che diedero un importante contributo alla diffusione delle novità giottesche, sono stati trasferiti nella sala adiacente. Qui si può godere delle pitture a distanza ravvicinata per meglio coglierne il valore artistico.<br>
L'allestimento è stato realizzato con il contributo di Aps Holding e della Camera di Commercio di Padova.</p><p>Il sindaco Sergio Giordani che ha voluto passare per ammirare il nuovo allestimento commenta: “<em>Devo fare i miei complimenti all’assessore Colasio e a tutto il suo staff, che hanno valorizzato in maniera davvero importante quest’opera eccezionale, davanti alla quale ci si emoziona davvero. Padova merita di mettere in luce questi capolavori</em>”.</p><p>L’assessore alla cultura Andrea Colasio sottolinea: “<em>Questo è il Giotto più maturo, il Giotto compiuto del processo di umanizzazione del sacro, basta guardare il volto, la drammaticità che esprime, la cassa toracica la tensione dei tendini, i nodi sulle mani, il Cristo in questo dipinto è un uomo, un corpo, un corpo che sta cadendo. Questi dipinto nel quale il processo di umanizzazione è compiuto è uno dei grandi capolavori giotteschi che si esprime al massimo proprio nella Cappella degli Scrovegni, e questa croce è contemporanea alla Cappella. Creare questo spazio è un modo di conoscere l’importanza strategica di questa croce che si inserisce a pieno titolo nell’itinerario della Urba Picta, patrimonio Unesco del mondo. Le opere d’arte devono essere vissute, oggi entrando in questo spazio, realizzato grazie anche all’aiuto del presidente della Camera di Commercio Antonio Santocono che ha capito il progetto e ci ha creduto, offriamo allo sguardo quest’opera come mai prima era stato possibile, confermando Padova come una delle mete imperdibili della grande arte di ogni tempo</em>”.</p><p>Riccardo Bentisk ad di Aps Holding che ha contribuito al progetto è soddisfatto: “<em>Quando mi è stato chiesto di partecipare a questo progetto, aderire è stato non solo un orgoglio per la nostra azienda, ma anche una gioia personale perché mi ha riportato ai miei studi umanistici e di storia dell’arte. E' importante sottolineare come questa operazione confermi la consonanza di intenti tra quest’azienda e l’Amministrazione della città. Inoltre c’è la soddisfazione di aver contribuito a restituire alla città la fruizione di un’opera d’arte eccezionale</em>”.</p><p>SUL CROCIFISSO DI GIOTTO <br>
Il Dio Padre in trono (esposto nella stessa sala della Croce) e la Croce provengono dalla Cappella degli Scrovegni e costituiscono le uniche opere su tavola superstiti dell'attività padovana di Giotto, che giunse in città dopo l'esperienza di Assisi. Entrambe sono esposte in museo per ragioni conservative.<br>
Dipinta su entrambi i lati, la Croce presenta, oltre al Cristo crocifisso, il Cristo benedicente in alto, Maria e San Giovanni ai lati e il Golgota in basso; sul retro, molto rovinato, al centro si trovano il tondo con l'Agnello mistico e i simboli degli Evangelisti ai quattro bracci.<br>
La figura di Cristo è appesa a una croce dipinta, che a sua volta si staglia su una preziosa stoffa, ed è caratterizzata da un corpo sottile e affusolato con un perizoma finissimo,<br>
trasparente e percorso da ricami d'oro.<br>
La critica ha avanzato varie ipotesi sulla collocazione originaria della Croce; sappiamo che nel 1864 si trovava appesa nella parte alta della parete absidale della cappella, sopra la tomba di Enrico Scrovegni. Ma è presumibile pensare che il grave deterioramento del retro sia stato causato dal contatto diretto con un muro particolarmente umido. In origine doveva trovarsi in un punto che ne consentisse la visione da entrambi i lati e, data la conformazione rettilinea della base, doveva essere esposta in verticale e non inclinata.<br>
Grazie a dati recenti si può avvalorare l'ipotesi che la Croce fosse posizionata su una trave lignea posta in mezzo all'arco dell'abside, all'altezza della fascia con motivi decorativi che corre al di sotto dei coretti dipinti.<br>
Coerentemente anche alla disposizione degli episodi affrescati, essa quindi era parte dell'intero ciclo narrativo, trovandosi presumibilmente collocata all'altezza del più basso dei tre registri, quello che narra le vicende legate alla passione, morte e resurrezione di Cristo. </p>