Mostra "Pensieri preziosi 16 - Chronos"
Concerto di Natale 2021 dei Solisti Veneti
Storie di resilienza ed integrazione di Armeni in Italia dopo il Genocidio
Comunicato stampa: mostra "… mi abbracciano, gli alberi !" del fotografo Luca Zampini
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>L’Assessorato alla cultura promuove la mostra fotografica "… mi abbracciano, gli alberi !" di Luca Zampini, allestita nella sala della Gran Guardia e visitabile fino al 12 dicembre 2021, con orario dalle 09:30 alle 12.30 e dalle 16:00 alle 19:00, dal martedì alla domenica, chiuso il lunedì; ingresso libero.<br>
<br>
In esposizione una serie di scatti d’alberi - l’acero, il cipresso, la farnia, il gelso, i faggi, il pino, il platano, la sophora, l’ulivo e molti altri -, rigorosamente in bianco e nero, realizzati dal fotografo Luca Zampini, in diversi luoghi della Penisola.<br>
Si tratta del progetto Abbracci/Hugs, partito nel 2017 e tuttora in corso. L’autore abbraccia fisicamente gli alberi e, nel contempo, fissa l’attimo inquadrando la corteccia e le fronde in controluce. Tali scatti, sovrapposti, affiorano nelle parti più chiare dell’immagine finale. Chi le guarda ha così la possibilità di spaziare oltre i limiti di un’unica foto tecnicamente “perfetta”.<br>
<br>
Nonostante gli alberi siano il soggetto preferito da Zampini, raramente egli riesce a ritrarli: non lo fa con quelli che sente "soffrire," come gli alberi nelle città che non sono liberi, e raramente fotografa alberi che vivono accanto ad altri, poiché non ne percepisce la "individualità".<br>
Soprattutto Zampini non li riprende per mostrare la loro bellezza, piuttosto, ne sente il "richiamo" e usa la fotografia come mezzo per ritrarre il momento unico e irripetibile del loro incontro. Nel corso degli anni ha identificato alcuni punti chiave basati sui sentimenti che ne scaturiscono: amore, vicinanza, attenzione, desiderio di abbracciare e di proteggere, che esprime in fotografia con scatti sovrapposti, talvolta quasi inguardabili singolarmente, perché bruciati, mossi, storti e fuori fuoco, ma che trovano comunque un senso nella loro unione.<br>
<br>
L'idea che ha spinto l’autore a realizzare questo progetto fotografico e "di vita", è dare agli alberi qualcosa di più di una semplice e bella composizione: una parte di sé per come li ha conosciuti e vissuti. In fondo, come scriveva Primo Levi, gli alberi sono come noi: "… <em>gente anche loro, che non parla, ma sente il caldo e il gelo, gode e soffre, nasce e muore</em>".<br>
<br>
Luca Zampini ha partecipato a esposizioni personali e collettive in Italia e all’estero; a concorsi nazionali e internazionali, dove ha conseguito numerosi premi e ammissioni, che gli hanno valso l’onorificenza Afiap (Artiste Fiap/ Fédération internationale de l’art photographique) nel 2014 ed Efiap (Excellence Fiap) nel 2016. Sue stampe fine art della serie “Hugs/abbracci” sono oggi presenti in collezioni private in Italia, Olanda, Inghilterra e Lettonia. Ha diverse foto pubblicate su cataloghi d’arte contemporanea e di fotografia oltre che in importanti riviste del settore.</p>
Comunicato stampa: Premio al Volontariato del Senato, Padova riceve una speciale menzione come Capitale Europea 2020
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>L’assessora al volontariato Cristina Piva, accompagnata dal presidente del Csv di Padova e Rovigo Emanuele Alecci, riceverà sabato 13 novembre in Senato, dalle mani presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati, una menzione speciale per la città di Padova nell’ambito del Premio Volontariato - Costruttori del bene comune - della Presidenza del Senato.</p><p>Il riconoscimento è stato assegnato in quanto la città è stata nominata Capitale europea del volontariato per l’anno 2020.</p><p>La cerimonia di premiazione potrà essere seguita in diretta televisiva a partire dalle ore 11:45 su Rai 2.</p>
Iniziativa "La cura della vita" 2021
Concerto di Natale dell'Orchestra di Padova e del Veneto 2021
Comunicato stampa: Storie di lune e poi di sguardi e montagne. Capolavori dalla Fondazione Oskar Reinhart
<?xml encoding="utf-8" ?><br><p>La nuova, grande mostra di Padova, “Dai romantici a Segantini. Storie di lune e poi di sguardi e montagne. Capolavori dalla Fondazione Oskar Reinhart” (Centro San Gaetano, dal 29 gennaio al 5 giugno 2022, promossa dal Comune di Padova e da Linea d’ombra) è il primo capitolo di un nuovo, ampio progetto espositivo, concepito da Marco Goldin con il titolo complessivo di “Geografie dell’Europa. La trama della pittura tra Ottocento e Novecento”. Una sequenza di grandi esposizioni, a dar vita a “<em>un vasto scenario artistico e storico che darà conto della situazione della pittura in Europa lungo tutto il corso del XIX e parte del XX secolo, secondo una divisione nazionale o in aree contigue</em>”, anticipa il curatore.</p><p>Il progetto espositivo nasce in Marco Goldin dalle suggestioni del suo studio, più che ventennale, dedicato all’arte dell’Ottocento in Europa ma anche nel mondo, sfociato nel suo recentissimo e fortunato libro, uscito nell’ottobre del 2021 per La nave di Teseo, “Il giardino e la luna. Arte dell’Ottocento dal romanticismo all’impressionismo”, vastissimo ed articolato affresco sulla pittura del XIX secolo.</p><p>“<em>Padova, recentemente riconosciuta Patrimonio Unesco per il suo essere “Urbs Picta” offrirà a padovani e turisti la prima mostra di questo grandioso ciclo, qualcosa di assolutamente inedito per il pubblico italiano, che si troverà coinvolto entro i confini di una storia meravigliosa, fatta di paesaggi incantati e ritratti indimenticabili</em>” affermano, con legittimo orgoglio il <strong>sindaco Sergio Giordani</strong> e l’<strong>assessore alla cultura Andrea Colasio</strong>.</p><p>“Dai romantici a Segantini. Storie di lune e poi di sguardi e montagne. Capolavori dalla Fondazione Oskar Reinhart” è volta a far conoscere il punto di partenza dell’arte in Europa a inizio Ottocento, il romanticismo. Per questo motivo è la Germania ad essere al centro della mostra, assieme alla Svizzera con la quale condivide, almeno in una parte del secolo, intenzioni simili soprattutto sul versante del realismo. Ovviamente le distinzioni poi non mancano, poiché proprio la Svizzera, tra Ottocento e Novecento, con alcuni incantevoli pittori, da Hodler a Segantini giunto dall’Italia, fa comprendere come essa sia più aperta verso il nuovo.</p><p>La costruzione della mostra si appoggia sulla stupefacente collezione compresa nella Fondazione Oskar Reinhart, facente parte della straordinaria rete del Kunst Museum di Winterthur, uno dei poli artistici di maggior interesse della Confederazione elvetica.</p><p>“<em>Meno rivolto all’arte dell’Ottocento francese, contrariamente ai maggiori collezionisti svizzeri del suo stesso tempo, Oskar Reinhart aveva nei libri e nelle teorie di Julius Meier-Graefe il suo punto di riferimento</em>” <strong>annota Goldin</strong>. “<em>La grande mostra berlinese del 1906, che lo stesso Meier-Graefe, assieme a Lichtwark e Von Tschudi, dedicò alla riscoperta dell’arte tedesca del XIX secolo, rimase per lui sempre un esempio e da lì nacque il suo collezionismo. Fu quella l’esposizione, tra l’altro, che tornò a rivelare alla pubblica attenzione il romanticismo tedesco. Ma soprattutto riportò in auge la figura inarrivabile di Caspar David Friedrich, incredibilmente, ma comprensibilmente date le nuove spinte culturali dell’epoca, caduto nell’oblio dopo la morte avvenuta prima della metà del secolo. La collezione Reinhart include cinque dipinti meravigliosi di Friedrich, tutti presenti a Padova. Tra essi spicca il capolavoro, Le bianche scogliere di Rügen, universalmente noto e uno degli emblemi del romanticismo</em>”.</p><p>“<em>Sono centinaia le opere tedesche e svizzere conservate nella collezione, la cui importanza è sempre stata ben riconosciuta, tanto che quasi trent’anni fa una selezione alta viaggiò in alcuni dei maggiori musei americani ed europei, dal County Museum di Los Angeles al Metropolitan di New York, dalla Nationalgalerie di Berlino alla National Gallery di Londra. E mai più da allora</em>”.</p><p>Oggi, a distanza di quasi tre decenni da quella prestigiosa tournée, 76 opere dalla Fondazione Oskar Reinhart, scelte personalmente da Marco Goldin, giungono a Padova per aprire il grande progetto sulle “Geografie dell’Europa”.<br>
A partire proprio dal romanticismo in Germania, con i suoi esponenti maggiori da Friedrich a Runge a Dahl. Sette sezioni tematiche, cronologicamente distese lungo i decenni, che consentiranno al visitatore di “appropriarsi” dell’arte svizzera e tedesca dell’Ottocento.</p><p>“<em>La mostra sarà</em> - a indicarlo è ancora il suo curatore - <em>un racconto appunto nuovo e pieno di fascino per il pubblico italiano, che verrà condotto a viaggiare, attraverso opere di grande bellezza, entro una pittura che dalla strepitosa modernità dei paesaggi di fine Settecento in Svizzera di Caspar Wolf, che quasi anticipa Turner, arriverà fino a Segantini. In mezzo, una vera e propria avventura della forma e del colore, con paesaggi meravigliosi e ritratti altrettanto significativi. Come detto, procedendo poi dal romanticismo ai vari realismi sia tedeschi sia svizzeri. Quindi, vere e proprie sezioni monografiche come quelle dedicate a Böcklin e Hodler, fino all’impressionismo tedesco e alle novità, francesizzanti, del colore di pittori svizzeri come Cuno Amiet e Giovanni Giacometti, il papà del grande scultore Alberto.</em></p><p><em>Tra Hodler e Segantini nasce la devozione emozionata per la montagna che è insieme spalto fisico e categoria dello spirito. La mostra ne darà ampia e appassionata testimonianza, innalzando così alla natura un vero e proprio inno</em>”.</p><p>Del resto, il nuovo libro di Marco Goldin, “Il giardino e la luna”, dedicato all’arte del XIX secolo, inizia proprio così: “L’Ottocento è il secolo della natura”. Quella natura che, attraverso grandi immagini fotografiche farà da sfondo alle opere, così inserite in un vero e proprio, e straordinario, contesto naturale. Un caleidoscopio vivente.</p><p>Info e prenotazioni: <a href="http://www.lineadombra.it/" target="_blank">www.lineadombra.it</a></p>