Gemine Muse 2005
Gemine Muse 2005 è organizzata dall'ufficio Progetto Giovani - Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Padova, in collaborazione con il circuito Giovani Artisti Italiani (GAI), la Direzione Generale per l’Architettura e l’Arte Contemporanee - Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (DARC), l'Associazione delle Città d’Arte e Cultura (CIDAC) e con il Finanziamento della Comunità Europea nell'ambito del Programma Cultura 2000.
INAUGURAZIONE
Sabato 26 novembre 2005 ore 18.00
Palazzo Zuckermann
In nove paesi europei 37 musei aprono le porte a 108 giovani artisti.
Una serie di mostre con opere ispirate ai capolavori delle collezioni dei musei.
Un dialogo tra arte contemporanea e arte antica.
Un legame tra le forme espressive degli artisti di generazioni e tempi diversi: dal passato al presente al futuro.
Un progetto che promuove percorsi inediti attraverso la conoscenza del patrimonio culturale europeo.
A Padova i giovani artisti di Gemine Muse sono:
Ana Maria Bresciani Arenas (Padova)
Eva Susner (Padova)
Litsa Sepyrgioti (Athina)
a cura di Guido Bartorelli
Le loro opere sono esposte a Palazzo Zuckermann, corso Garibaldi 33, Padova.
Inoltre, l'artista padovana Daniela Manzolli espone presso la Goulandris Foundation - Museum of Cycladic Art - Athene.
GLI ARTISTI
Ana Maria Bresciani Arenas

Ana Maria Bresciani, nei suoi lavori, ha sempre volto le spalle al concetto tradizionale di "opera", che fa pensare a un intervento di produzione di un "bel" manufatto, realizzato dall'artista con eccezionale maestria esecutiva. Per lei l'obiettivo è piuttosto quello di mettere in moto le idee, di stimolare una riflessione sulla realtà, sul significato delle cose.
In questo caso Ana ha scovato su un'antica moneta d'argento esposta nel museo, proveniente dall'isola di Taso, l'immagine di uno dei simboli più antichi e inquietanti, visti i significati che esso ha assunto nel secolo scorso: la croce svastica. La circostanza curiosa è che esso sembrerebbe trovarsi sulla moneta non per deliberata intenzione del cesellatore, ma in quanto traccia, più o meno casuale, del processo di lavorazione.
La potenza di un simbolo antico quanto l'uomo ci induce ad attribuire a quei pochi segni un significato a loro del tutto estraneo. Ciò innesca una sottile riflessione sulla svastica come tragico "errore di lettura", caso macroscopico, e purtroppo ricorrente, di attribuzione di un senso del tutto arbitrario alla storia e ai valori umani.
Guido Bartorelli
Eva Susner
Nel nuovo modo di concepire la fruizione del museo, secondo le direttive dei diabolici strateghi della comunicazione, c'è la tendenza a rendere il visitatore il centro di una pianificazione capillare. Tutto è calcolato: dal percorso da seguire alle opere su cui soffermarsi, ai minuti da dedicarvi. La macchina museale si rivela assai funzionale, dato che, nel minor tempo possibile, il turista è condotto, come attraverso vari ingranaggi, a posare gli occhi sui capolavori da non perdere e, contemporaneamente, riceve le informazioni necessarie a sapere cosa sta contemplando.
Infischiandosene di tutto ciò, Eva Susner si comporta come la più indisciplinata dei visitatori. Abbandonata la comitiva, i suoi percorsi attraverso le sale sono tortuosi, irregolari, devianti per un'improvvisa seduzione, per una curiosità imprevista. Il suo sguardo vaga libero, sosta, scivola via, ritorna.
Alla fine Eva compone un catalogo bizzarro, umorale, una sorta di sismografo dello sguardo, che ci offre i luoghi della memoria visiva, in un "collage senza colla" da sfogliare, disponibile a indefinite combinazioni.
Guido Bartorelli
Litsa Sepyrgioti

Prima ancora che con l'opera del museo padovano, Litsa Sepyrgioti si rivolge a uno dei lavori più celebri di un museo ideale sull'arte concettuale, le Investigations di Joseph Kosuth.
Sullo scorcio degli anni Sessanta, egli si domandava se fosse mai possibile centrare quel bersaglio che la semiotica del tempo indicava come meta irraggiungibile per l'arte: l'univocità di un significato chiaro e distinto. Allo scopo realizzava lavori tutti tesi a un massimo di evidenza. Come significare il concetto di "acqua" in modo inequivocabile? Limitandosi al paradosso di ingigantire la definizione che ne dà il vocabolario, magari ribadendola nelle varie lingue.
Litsa riprende tutto ciò e pone in vicinanza dei ricami conservati nel museo la definizione del termine inglese "lace", ossia merletto.
Ma soprattutto, e qui scatta il coefficiente dell'ironia, si compiace di far sovrastare il testo da un vistoso motivo decorativo ricavato dai pizzi antichi: una trama poderosa, che turba il rigore speculativo del concettuale e irretisce il fruitore nei lacci delle lusinghe grafiche.
Guido Bartorelli
Daniela Manzolli
Il lavoro di Daniela Manzolli, ospitato tra i capolavori d'arte cicladica, approfitta del contesto in cui si trova per guardare indietro, per volgersi al punto più lontano sull'orizzonte del passato, nel tentativo di cogliere lo stadio di "origine". Se l'arte degli antichi Greci è all'origine dell'arte occidentale, quella cicladica, che è all'origine dell'arte greca, la possiamo pensare come la prima scintilla in assoluto.

Molte rievocazioni di quelle civiltà tanto lontane nel tempo hanno peccato di mistificazione, cedendo all'irresistibile tentazione dell'affabulazione. Così esse hanno finito per avvolgere il primordio nella nebbia della leggenda.
Daniela agisce in modo del tutto opposto: per lei il principio è il tempo in cui le metafore ancora non erano e le cose erano semplicemente se stesse. Nel suo risalire al primordio, Daniela sfoglia via ogni trasposizione, ogni figura dell'immaginazione, così come si sfogliano i petali di un carciofo. E scopre che, prima di tutto, prima dell'arte e prima dei suoi sacri canoni, c'è un uomo, nudo, che batte sullo scalpello.
Guido Bartorelli

